La nuova arma anti sbandati di Cittadella: i rifiuti

Ma il Comune non demorde: «Valuteremo caso per caso»

nostro inviato

a Cittadella (Padova)
Con un'ordinanza nuova di zecca, il sindaco Massimo Bitonci mette a punto i controlli sugli immigrati e li inasprisce applicando a tutti la tassa rifiuti. Era metà novembre quando il suo primo provvedimento gli scatenò contro mezza Italia, magistratura compresa, perché questo battagliero primo cittadino leghista aveva posto una serie di restrizioni agli stranieri che chiedevano la residenza nel suo comune: una casa, un lavoro o un reddito minimo di poco più di 5000 euro all'anno. Limiti ricavati da un incrocio di normative e affiancati da una una commissione che segnalava a prefettura e questura i casi di sospetta «pericolosità sociale».
Bitonci divenne il capostipite della nuova generazione degli «sceriffi», senza le sparate alla Gentilini ma armati di codici e regolamenti. Centinaia di comuni in tutta Italia hanno fotocopiato e adottato l’ordinanza di Cittadella. Sulla località dell’Alta padovana erano piovute, anche dal ministro Paolo Ferrero, accuse di razzismo. Dopo qualche settimana di polemiche il polverone si era posato.
Ma Bitonci non si è fatto travolgere dagli attacchi né dai ricorsi al Tar (ne sono stati depositati due, uno della Cgil l'altro dell'Associazione per gli studi sull'immigrazione di Torino) e ha continuato a lavorare. Dopo Natale ha messo a punto un nuovo provvedimento, limato parola per parola con il prefetto e il questore di Padova, e dunque inattaccabile. Ieri mattina l'ha firmato e presentato assieme ai sindaci di Tombolo, Fontaniva, Rosà (Vicenza) e Riese Pio X (Treviso), che lo faranno proprio nei prossimi giorni. E in settimana anche 43 comuni del Bergamasco, i primi che avevano seguito la linea-Bitonci, faranno altrettanto.
Tutte le misure della vecchia ordinanza sono confermate, a parte qualche dettaglio (per esempio, i limiti di reddito sono previsti solo per immigrati comunitari): «Così eviteremo altri ricorsi al Tar», spiega Bitonci.
In compenso, anche in base ai suggerimenti delle autorità, sono stati introdotti nuovi controlli tributari e sulla metratura delle abitazioni. «Abbiamo rilevato che l’80 per cento degli immigrati diventa clandestino scaduti i tre mesi di validità del visto temporaneo - rileva il sindaco di Cittadella -. Gli stranieri forniscono come domicilio l'indirizzo di qualcuno che li ospita, ma trascorsi i 90 giorni la gran parte non rinnova il permesso e quindi da regolari diventano clandestini. Non esistono archivi informatici né vengono effettuate verifiche di fine permesso».
Di questi controlli ora si faranno carico i comuni, che segnaleranno a prefettura e questura gli stranieri scomparsi. Verrà avviata una sperimentazione per cui gli uffici comunali potranno immettere nel sito internet della questura i dati sulle ospitalità, in modo da costituire un registro aggiornato.
Il controllo sulle ospitalità è teso dunque a comprimere il principale veicolo verso la clandestinità. Gli strumenti di intervento sono due. In base a un decreto del 1975 sono stati introdotti vincoli per evitare il sovraffollamento degli alloggi. Limiti di superficie: per una persona la casa dev'essere di almeno 28 metri quadrati, di 38 se gli occupanti sono due, ulteriori 14 per tre inquilini e via via gli spazi crescono con l'aumentare degli occupanti. I casi di sovraffollamento saranno segnalati all'autorità giudiziaria. In più - e questa è la vera novità - scatta anche il pagamento della tassa per lo smaltimento dei rifiuti, che va versata in base al numero effettivo di persone che occupano un appartamento. «Ogni abitante produce rifiuti ed è giusto che paghi la sua parte - dice Bitonci -. Più ospitalità, maggiori tasse. Ed è anche un modo per indurre chi accoglie temporaneamente gli immigrati a chiedere la cancellazione dell'ospitalità alla fine dei tre mesi».