La nuova avventura di James Bond arriva dalla Russia con amore

Un libro uscito nel 1957 all’epoca della Guerra Fredda

Maurizio Cabona

Scritto ai primi del 1957, Dalla Russia con amore di Ian Fleming è in edicola da oggi con il Giornale a 5,90 euro. Come Casinò Royale (1953), è un romanzo da Guerra fredda che riflette gli orientamenti politici di Fleming, analoghi a quelli di un reale agente segreto italiano, poi scrittore, oltre che diplomatico: Edgardo Sogno. In originale, Dalla Russia con amore apparve quando la Gran Bretagna perdeva - con il Canale di Suez - la speranza di mantenere almeno la parte di Impero a ovest dell’Oceano Indiano. Sotto il velo del Commonwealth era in corso la «decolonizzazione», ovvero il passaggio delle colonie inglesi e francesi a protettorati americani e russi.
Boccone amaro per Bond, che dal 1938 era nell’Intelligence Service. Dopo aver preso le colonie di Roma fra il 1941 e il 1942, nel 1945 Londra s’era infatti illusa che vincere la guerra significasse anche vincere la pace. Non era stato così.
E mentre fin dal 1943 Roma aveva scelto la politica del «mai più contro Washington», Londra vi avrebbe aderito solo dopo la crisi di Suez (novembre 1956). Sconfitta anch’essa a Suez e impantanata in Algeria, Parigi farà invece la scelta opposta.
È in tale contesto che Fleming fa agire Bond contro un solo nemico, i russi, presentando gli americani come soci di maggioranza dei britannici nella joint-venture per l’egemonia mondiale. Reali e non solo romanzeschi sono stati i frutti di questo atteggiamento: se gli americani hanno tolto ogni sostegno all’Ira, che dunque s’è arresa agli inglesi, è stato in cambio del sostegno inglese alle ultime guerre americane.
Fleming, che non dimenticava il suo passato di spia, lo faceva volentieri decantare dai suoi personaggi. In Dalla Russia con amore, per esempio, un alto ufficiale russo dice degli inglesi: «Hanno ottimi agenti. Pagati poco, fanno il loro dovere scrupolosamente. Eppure non hanno privilegi speciali. Raramente viene loro concessa una decorazione, prima di andare a riposo. Eppure continuano a esercitare un mestiere molto pericoloso».
Subito dopo, come elemento di contrasto, ecco il giudizio tagliente dello stesso «ufficiale sovietico» sugli americani: «Hanno il più grande e ricco servizio segreto del mondo nemico. Tecnicamente, in questioni come radio, armi ed equipaggiamento, sono i migliori. Ma non conoscono bene il lavoro. Saltano di gioia quando una spia dei Balcani dice loro di avere un esercito segreto in Ucraina e la riforniscono del denaro occorrente per comprare scarponi a tutto il suo ipotetico esercito. Naturalmente la spia prende i soldi e scappa a Parigi a goderselo. Gli americani cercano di ottenere ogni cosa col denaro». Ed ecco Fleming, celato sempre dietro quel russo, dire degli italiani: «Sono attivi e in gamba, ma hanno solo una preoccupazione. S’interessano solo al loro cortile, il Mediterraneo».
La traduzione di Dalla Russia con amore di Enrico Cicogna ha quarant’anni. Meglio, perché così il lessico è quasi sincrono con quello dell’autore. Peccato solo che «comrades», riferito ai sovietici, sia reso con «camerati», anziché con «compagni».
Quanto agli omosessuali, il parere di Fleming è netto: «Uno dei maggiori pericoli per la sicurezza dello Stato». Comunque, «una squadra di finocchi profumati». Chiaro anche il suo parere sui comunisti, vista la descrizione del personaggio di Rosa Klebb, la nemica di Bond: prima della guerra civile spagnola «aveva cominciato come infiltata nel Poum (il partito trotzkista - ndr), lavorando come spia di Mosca e del Pc spagnolo, oltre che come braccio destro di Andres Nin, di cui sarebbe stata amante. Poi Nin era stato ucciso per ordine di Mosca e lei era stata coinvolta nel delitto (...), fino a prendere il potere con le mani insanguinate, giungendo quasi alla vetta, come capo della Smersh».
E Bond per fortuna non è ancora l’irresistibile seduttore dei film. Conquistata nel precedente romanzo della serie, Una cascata di diamanti, Case Tiffany l’ha lasciato alla vigilia delle nozze per «un tale dell’ambasciata americana». Non è solo l’Impero a cambiare padrone.