La nuova campagna contro Mondadori? Ipocrisia

Dietro al "caso di coscienza" di Mancuso il solito obiettivo: screditare il concorrente e colpire l'editore in politioca. C'è un campo dove l'autore va giudicato ed è la sua opera culturale

Alla fine spuntò il Cretino Militante e scrisse: non compro più libri della Mondadori nel nome della legalità e in odio a Berlusconi. Povero cretino che ti reputi dotato di coscienza superiore, non sai cosa ti perdi. Ti perdi il catalogo della cultura, non solo italiana e non solo contemporanea. Ti perdi i Classici, i Meridiani, gli Oscar, i principali autori. Per fare un dispetto all’editore ti voti all’Ignoranza. Ma come sempre accade, il cretino è il prodotto terminale di una lunga operazione intellettuale e politica. In principio fu Vito Mancuso. Lo stimato teologo, anziché porsi un problema di coscienza con i lettori per aver firmato un libro con pagine copiate, ad opera del coautore, della sua stessa scuderia di Repubblica (e non è il solo autore de la Repubblica ad aver plagiato), si pone il problema morale di scrivere per la Mondadori che secondo il Verbo del suo quotidiano, non sarebbe in ordine col fisco e con la legge.

Autore della Mondadori sono anch’io, dopo una vita libertina e poligama tra editori vari, reduce da un felice ménage con Laterza che la sinistra continua a rimproverare all’editore (l’ultimo è Nicola Tranfaglia che in un libro rinfaccia a Laterza di aver pubblicato me che son di destra). Ma un autore risponde del suo libro e non dei libri contabili dell’azienda per cui scrive: ognuno risponde di quel che fa lui, soprattutto se svolge un’attività solitaria come quella di scrittore. E lo stesso vale per i giornali su cui scrive. Non mi pagano in nero, dichiaro i miei proventi d’autore al fisco, non copro nessuna illegalità. Sulla questione Mondadori ho davanti due tesi contrapposte e plausibili. Da una parte la Mondadori vanta di avere avuto due gradi di giudizio in suo favore e di aver scelto la via più breve e meno lacerante per chiudere la partita, evitando di stare ancora sotto tiro con un terzo giudizio. E con i chiari di luna dei conflitti tra politica e magistratura, mi sembra una scelta saggia. Dall’altra parte convengo che una legge del genere, che consente chiusure così vantaggiose di contenziosi antichi e grossi, puzza troppo di favore alla casa editrice del premier. Attaccate allora la legge, ma sul piano politico e parlamentare. Di vantaggi fiscali ne han goduto tanti imprenditori italiani; e di questa legge godono pure i concorrenti di Mondadori. Non dovremmo comprare più niente di italiano per questa ragione morale? Nel caso degli autori, se si dovesse applicare il criterio dell’obiezione di coscienza editoriale mi chiedo quale esodo di massa verso il nulla si dovrebbe verificare nell’editoria. Sappiamo le operazioni spericolate del finanziere De Benedetti, editore de la Repubblica e i problemi giudiziari del passato. Tutto in ordine quando la Mondadori era ancora imparentata con l’editoriale l’Espresso? Tutto normale se Visentini faceva leggi tributarie da ministro delle Finanze, ed era al tempo stesso con Olivetti e la Repubblica? E quando per esempio la Olivetti vendette computer fuori corso allo stato italiano con un governo di centrodestra, fece un’operazione condivisibile per i moralisti di Repubblica o dovevano dimettersi in massa? E quando la proprietà di Repubblica era pappa e ciccia con Ciarrapico, che mediava le sue operazioni editoriali, o con Tatarella ministro delle Poste del governo Berlusconi, andava bene per la coscienza degli autori della Casa? Sappiamo pure il peccato orignale della Rizzoli, sottratta al suo editore, il passaggio oscuro ad Agnelli per una manciata di soldi, dopo la P2. E cosa avrebbero dovuto fare i moralisti come Bobbio quando l’editore de La Stampa, la Fiat, godeva di agevolazioni «ad aziendam»? E gli stessi autori non dovevano lasciare in massa Einaudi quando fu salvata da Berlusconi, o quando la Casa madre Mondadori era già alle prese con la giustizia e il fisco?

No, io credo che un autore debba rispondere di quel che scrive e, da cittadino, di quel che guadagna e non possa caricarsi delle responsabilità del suo editore o, in passato, del suo mecenate. Altrimenti la letteratura intera sarebbe dovuta passare alla clandestinità, Virgilio e Seneca, Dante e Machiavelli, Platone e Aristotele inclusi. L’autore è un singolo, non è membro di una setta o di una spa, non è affiliato all’intellettuale collettivo con partita Iva e codice ideologico, non è in cogestione con l’editore e non esercita il ruolo di commissario del popolo. C’è un campo dove l’autore va giudicato ed è la sua opera culturale. C’è un campo dove un’azienda va giudicata, ed è il codice civile e penale. C’è un campo in cui un governo con le sue leggi va giudicato, ed è il piano politico. Qui invece si confondono i piani e si riduce tutto alla questione morale, che attiene invece la persona e non le aziende, i partiti, i soggetti collettivi. Non confondete i piani, e solo quando vi fa comodo.
Credo alla buona fede di Mancuso; non credo alla buona fede della campagna contro Mondadori. Perché lo scopo non è il rigore ma screditare il concorrente, leader nel settore, e colpire l’editore in politica. L’obbiettivo è sfasciare il nemico; mica rispettare la legalità o la moralità, che svanirebbero se il nemico cedesse o crollasse. Un moralismo peloso, strumentale, ipocrita. Con questa logica dovremmo abbandonare in massa per i loro contenziosi giudiziari e fiscali vari editori e tanti giornali, le reti Mediaset e pure la Rai, considerando la questione morale della lottizzazione, i contratti gonfiati e gli appalti esterni. Gli intellettuali che parteciparono ai premi Grinzane Cavour dovrebbero farsi saltare le cervella per aver collaborato con il Malefico Soria? Non avremmo dovuto leggere il Dottor Zivago e il Gattopardo perché il loro editore Feltrinelli tifava per la lotta armata? 800 intellettuali firmarono un appello contro Calabresi e per quell’accusa fu ucciso; c’è una questione di coscienza pure lì, non si sentono un po’ mandanti morali dell’assassinio? Da domani scrivete solo blog, niente più libri e articoli; finisce l’editoria, si entra nella clandestinità. Siamo alla riforma luterana dell’editoria, e al samizdat per motivi morali.

Via, rispondete di voi, della vostra vita, dei vostri scritti e non dei bilanci dei vostri editori; sarebbe già tanto. Se siete autori Mondadori, scrivete pure contro le scelte e gli assetti che non condividete e la politica che le ha generate. Ma Dio non c’entra, professor Mancuso, con la guerra di Segrate. L'anima e il suo destino, la vita autentica e la rifondazione della fede non si arrendono ai libri contabili della Mondadori.