Una nuova carriera? Il giurato in tv

 

Altro che la velina, il tuttologo, la letterina o l'ospite fisso. Queste sono aspirazioni passatiste, mete destinate ad essere travolte da nuove e più ambite occupazioni del suolo televisivo. Provate a chiedere, a una ragazza o un ragazzo incantati dalle lusinghe tv, cosa voglia fare da grande. Ci sono buone probabilità che vi risponda: ma che domande, voglio fare il giurato! La moda di piazzare le giurie nei programmi sta dilagando: ormai ne ha una persino il festival di Sanremo, con tanto di Alba Parietti in prima fila a prendersi i buuuh del pubblico in sala, perché a questo soprattutto servono le giurie: a seminare zizzania, a fare cagnara, a tenere alta la temperatura, a compensare la paura di cadere nel buonismo con bordate di adrenalina cattivista e di discussioni veementi da bar sport. Ha una giuria Amici, che non si fa problemi a trattare a pesci in faccia i concorrenti, se occorre ma anche se no (e non di rado è da loro ricambiata con veemente stizza). Ha la sua sfilata di facce da giuria anche Notti sul ghiaccio, altra palestra di visibilità concessa indistintamente a insegnanti esperti e a vip impegnati a riciclare, a gettone, le proprie stanche carriere. Hanno la loro brava giuria i concorsi di bellezza e anche quelli di comicità, in rapida e crescente espansione. La tv pullula di giurie e di giudizi, dati a volte con tatto ma il più delle volte senza, tracima di voti elargiti su due piedi, all'istante, di pronto uso e rapida consegna. Fa tanto Colosseo con annessa fossa di leoni, arena di gladiatori pronti ad essere gratificati o condannati da un pollice rivolto verso l'alto o verso il basso. Datemi una giuria e vi solleverò il mondo, o magari solo qualche punto di share che è già un motivo più che sufficiente per stare al mondo, oggi come oggi. Fino a pochi anni fa sembrava essere visibile una sola giuria, quella giocosa e antiquata dello Zecchino d'Oro, con tanto di paletta a disposizione dei piccoli giurati. Tutte le altre giurie, da quella dei premi letterari a quelle regionali di Canzonissima (dove Nicola di Bari trionfava a Bari e Peppino di Capri, naturalmente, furoreggiava a Capri) restavano più o meno nell'ombra, meritando al massimo un collegamento fugace. Adesso la giuria, meglio se composta da facce note, è diventata un elemento drammaturgico all'interno del programma, solo di rado è coreografica, assai più spesso rappresenta un momento di grande teatralità e pathos, o alla peggio di baraonda attizza-audience, un po' coro greco e un po' deus ex machina, un po' processo di Biscardi e un po' Forum. Molto presto, vedrete, i calciatori si accoppieranno non più con le veline, ma con le giurate.