Una nuova casa del Signore a regola d’arte

Sabrina Vedovotto

Costruita in tempi rapidi su via Magliana, si erge la sagoma della chiesa del Santo Volto di Gesù. Non sono parole tratte da un manuale di storia dell’arte, stiamo parlando di una chiesa di recente costruzione, realizzata da architetti di chiara fama, e soprattutto decorata, negli interni, da opere di artisti contemporanei. Un ritorno alla prassi tipica del Cinquecento, quando artisti e architetti operavano insieme, in virtuosismi volumetrici ed architettonici. Ci hanno voluto riprovare gli architetti Piero Sartogo e Nathalie Grenon, realizzando questa chiesa, assolutamente originale sia nell’esterno che negli interni.
Nuove forme geometriche, nuovi colori prepotenti, vivaci, per la prima volta in un luogo tanto religioso. Opere d’arte di Chiara Dynys, di Carla Accardi, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci, Mimmo Paladino, Pietro Ruffo, Marco Tirelli, Giuseppe Uncini. In ordine sparso collocate in ogni angolo della chiesa, in spazi istituzionali, o in luoghi apparentemente non convenzionali. Ma sempre luoghi di culto.
Il lavoro di Chiara Dynys per esempio è dislocato nella zona delle catechesi, colorata come fosse un luogo di festa. Vicino a pareti lilla, viola, azzurre, si trovano due grandi sculture illuminate, frasi desunte da Sant’Agostino, che recitano la prima «Non c’è amore senza amore» e la seconda «non c’è fede senza fede». All’interno della chiesa invece altri lavori. In attesa di essere collocato il viso di Cristo di Kounellis, già al proprio posto l’opera di Carla Accardi, una trama astratta di colore bianco posta sulla vetrata che divide una cappella dall’aula ecclesiale. Di forte impatto visivo il lavoro di Marco Tirelli, una pittura murale, una grande sfera nera al cui interno vi è una nuova sfera di colore bianco, apparentemente sospesa. Quasi fosse un pianeta alla ricerca del proprio spazio in un territorio ancora sconosciuto e ostico.
Anche il lavoro di Mimmo Paladino è carico di forti suggestioni; una Via Crucis creata con tutti gli elementi tipici del suo lavoro: terracotte dove sono rappresentati la terra, il fuoco, il crocifisso. Segni tangibili del racconto che si sta narrando, percepibili solo da coloro che conoscono la storia. Di forte impatto anche il volto di Pietro Ruffo, posto tra le due stanze dei confessionali. Un volto di Gesù posto specularmente, un volto con occhi indagatori, che osservano chi, confessandosi, sta rivolgendosi a lui. Infine il lavoro di Uncini, interessante dal punto di vista artistico, che però sembra voler raccontare la difficoltà, ai nostri giorni, di avvicinarsi alla casa di Dio. Circonda infatti la chiesa dei suoi ormai famosi tondini in ferro, a chiudere, a delimitare uno spazio che invece dovrebbe essere di tutti.