Nuova Cdp Missione da 100 miliardi

Una Cassa Depositi e Prestiti attiva e reattiva, rapida nelle decisioni operative e in grado di utilizzare al meglio il suo «tesoretto» - che in realtà è un «tesoro» da circa 100 miliardi di euro - per investimenti e infrastrutture. In breve, per aiutare l’economia reale in un momento difficile come quello che viviamo. L’operazione svecchiamento è in corso. Ieri, il Consiglio della Cdp ha convocato, su richiesta del Tesoro (che detiene il 70% delle azioni), per il 6 novembre l’assemblea straordinaria per modifiche allo Statuto. Nella circostanza, sarà istituita la figura dell’amministratore delegato. Il neo ad sarà Massimo Varazzani, cresciuto alla vigilanza di Bankitalia e nell’Imi di Luigi Arcuti e, anni fa, commissario straordinario dell’Enav.
Svecchiare la Cassa non significa stravolgerne la missione. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti pensa che la Cdp debba fare quel che è nata per fare, ma adattandosi ai tempi e utilizzando quei 90-100 miliardi di euro di liquidità in cassa come leva per sostenere l’economia reale. Dunque, non «fondo sovrano» alla francese o all’italiana, ma motore di sviluppo.
La Cassa è molto liquida. Il risparmio postale - di cui si alimenta - «tira» in questo momento di crisi, in cui tutti cercano un porto sicuro e garantito dallo Stato. Allo stesso tempo, sono in crisi gli impieghi tradizionali, ovvero i mutui concessi a Enti locali e Regioni per costruire infrastrutture. I vincoli del patto di stabilità interno impediscono a Comuni e Regioni di indebitarsi oltre.
Da qui l’idea di usare la cospicua liquidità della Cassa come leva per l’economia, a cominciare dal progetto di social housing (20mila alloggi di qualità a basso prezzo per i meno abbienti) che sta a cuore anche all’azionista di minoranza, le Casse di risparmio. Ma la domanda cruciale è: potrà servire, quella liquidità, per l’ingresso pubblico nel capitale di banche nazionali in difficoltà? Difficile dare una risposta certa. Da una parte ci sono i vincoli europei: la Cassa depositi è fuori dal perimetro della Pubblica amministrazione, ma Bruxelles è sempre all’erta per farvela rientrare, qualora ravvedesse la possibilità di aiuti di Stato. Dall’altra c’è la consapevolezza che il «tesoro» della Cdp non è free capital, ma risparmio degli italiani. Perciò si procede coi piedi di piombo.