La nuova chirurgia della cataratta

Carraro:«La minincisione necessaria per la sostituzione del cristallino si è oggi ridotta a solo 1,8 millimetri»

La cataratta è un velo che copre l'occhio e spegne la visione. Per secoli è stata sinonimo di cecità. Oggi, invece, può essere sconfitta dalla microchirurgia. In Italia, seicentomila persone (di età superiore ai 60 anni, ma con eccezioni riguardanti i quarantenni e i cinquantenni) si sottopongono ogni anno a quest'intervento, noto come facoemulsificazione, che prevede la rimozione del cristallino opacizzato e la sua sostituzione con un cristallino trasparente. Questa tecnica si perfeziona e si affina continuamente. Secondo il dottor Fulvio Carraro, direttore dell'unità di oculistica dell'ospedale San Giuseppe di Empoli, l'ultima "rivoluzione" consiste nella riduzione del taglio di entrata che permette di passare dai 2,75 millimetri del passato agli attuali 1,8 millimetri con una mini-incisione. Questa riduzione permette un miglior recupero della visione ed una netta diminuzione dei traumi legati all'intervento. «Questa mini-incisione - aggiunge Carraro -permette l'inserimento di un cristallino di nuova generazione (detto asferico) che assicura immagini più nitide».
Un'altra novità è rappresentata dal cristallino multifocale che garantisce una buona visione sia da vicino che da lontano, senza problemi di adattamento. E' un passo avanti fondamentale, destinato a personalizzare l'impianto intraoculare, ciò che non accadeva con un cristallino tradizionale. Serve comunque - durante gli esami diagnostici - una completa analisi dell'apparato visivo di ogni singolo paziente per fissare il tipo di intervento da eseguire. La facoemulsificazione è ormai un intervento tecnologicamente avanzato, sicuro, cui ricorrono in tutto il mondo milioni di pazienti che vogliono sfuggire al "buio" che farebbe perdere loro ogni contatto con la realtà. Oggi la cataratta (ritenuta incurabile ai tempi del primo intervento chirurgico eseguito dal siciliano Cirrincione all’inizio del Novecento) è oggetto di studi in tutto il mondo. Il dottor Carraro ricorda che nei congressi internazionali di oftalmologia vengono di volta in volta illustrate le nuove tecnologie (come il cristallino multifocale) che hanno radicalmente cambiato in meglio l’approccio a questa delicata patologia, tipica della terza età. Non ci sono più sbarramenti anagrafici: ogni buon oculista vanta decine e decine di interventi su pazienti ultraottantenni, con risultati sempre positivi, che devono incoraggiare tutti gli anziani ad affrontarlo con fiducia.