La nuova classe della moda. In passerella il re borghese

Chiude le sfilate di Milano la collezione di Giorgio Armani

Milano - Inserito nella realtà del terzo millennio, ma dotato di quell’istintiva regalità che suscita e impone rispetto. Ecco l’uomo secondo Armani: un traguardo raggiungibile con lo stile, anche senza sangue blu. La collezione del prossimo inverno in passerella ieri a Milano evoca un’attitudine comportamentale, qualcosa di più moderno e interessante del banale riferimento alle teste coronate. Certo non si può fare a meno di pensare al giovane William d’Inghilterra («dovrebbe dimagrire un po’ per essere perfetto» dice Re Giorgio) oppure ad Andrea Casiraghi. Ma l’idea vincente sta nel recupero di gesti concretamente eleganti come portare il cappello in testa e i guanti in mano mentre gli abiti impongono un’assoluta compostezza.

Le camicie dal collo montante suggeriscono addirittura un pizzico d’alterigia anche se Armani le trasforma in morbidissimi indumenti: come un pullover dolcevita ma dall’aspetto molto più racè. Questi colli danno slancio al portamento esaltato soprattutto dagli impeccabili tre pezzi: pantaloni, giacca e sotto il gilet. Perfino lo sportswear ha un aspetto educato senza comunque scivolare nello stucchevole che per Armani è un peccato mortale. Velluto per il giorno come per la sera, l’irrinunciabile cashmere, tantissimo blu royal e sofisticate alternanze di grigio sul cammello: tutto ruota attorno al rispetto di sé e degli altri. «Questa è una moda per farsi dare del lei: basta con la sciatteria, proibito esporre i muscoli in maniera sfrontata, bisogna rieducarsi alla raffinatezza perché un uomo non può essere regale se si concede un eccessivo giovanilismo» sostiene Armani indicando in Luca di Montezemolo un buon esempio da seguire «perché quello di oggi è un re di denari».

Anche Silvia Venturini Fendi pensa a uno stile aristochic. «Tutti possiamo concederci il lusso di pretendere molto da noi stessi - dice - io sento il bisogno di una pausa, volevo prendere respiro dalla voglia d’apparire». Perciò sulla passerella di Fendi compare quanto di più eccentrico ci sia in questo nostro tempo cafone: la normalità. Portando un nome che da quattro generazioni lavora al servizio del lusso, Silvia Fendi trova del tutto normale un paltò militare in visone rasato oppure il giubbotto di coccodrillo nappato. Ma il resto sono sublimi cappotti grigi o cammello destinati a passare di padre in figlio. Dello stesso segno la prima collezione uomo di Valentino disegnata da Ferruccio Pozzoli. La sua visione classica e moderna insieme prende magicamente vita nei bellissimi smoking dai grossi rever a lancia e nel raffinato accostamento tra pantaloni scozzesi e giacca doppiopetto blu.

Sullo scozzese, comunque, nessuno può dire di aver fatto una piccola rivoluzione come Domenico Dolce e Stefano Gabbana per D&G. Il magico duo riesce a mixare lo spirito sportivo del tartan con le sue origini formali: un elemento per distinguersi dagli altri. Le loro giacche da sera scozzesi fanno da contraltare al piumino con lo stesso motivo proposto da Paolo Gerani per Iceberg. I gemelli Dean & Dan Caten essendo canadesi nel tartan vedono una cosa da boscaioli, ma anche loro poi si concentrano su come portare i giovani in sartoria: con superbe giacche formali rivedute e corrette dall’uso di materiali moderni. In questo campo Italo Zucchelli, stilista uomo di Calvin Klein, ha compiuto ricerche ai confini della realtà trovando tessuti termocromatici che cambiano colore secondo la temperatura. Sotto i riflettori le giacche grigie diventano viola, mentre basta toccare i pantaloni perché resti per un attimo l’impronta della mano. Come sempre l’immagine di Marni in passerella era perfetta anche se sarà dura vedere un uomo con la giacca completamente chiusa tipo anorak. Spogliarsi diventa un’impresa e c’è il rischio concreto di doversi togliere gli occhiali: la cosa più bella della collezione.