La nuova contestazione assedia il teatro. Dopo anni torna la paura

Tensione in piazza: i manifestanti forzano le transenne. Pioggia di petardi. Interviene la polizia e torna la calma.
Strade chiuse e tiratori scelti sui tetti per proteggere il presidente Napolitano

Senza scomodare il Dino Buzzati di «Paura alla Scala», ieri pomeriggio, dopo anni di tranquillità, gli spettatori della prima hanno dovuto entrare a testa bassa tra fischi, insulti e qualche uovo. Forse è colpa di Bizet, perché l’ultima contestazione risale al 1984, presidente della Repubblica Sandro Pertini, capo del Governo Bettino Craxi. In piazza 300 operai della Magneti Marelli appena licenziati, in scena appunto la «Carmen». Mentre lo «storico» lancio di uova risale al 1968: protagonisti Mario Capanna e il «Don Carlo» di Giuseppe Verdi.
Le contestazioni tuttavia non hanno mai raggiunto toni drammatici, solo durante uno «spingi spingi» una ragazza rovina a terra e ci rimane con un polso dolorante. Merito dell’attento impegno delle Forze dell’ordine, del resto sotto pressione da giorni. Il loro lavoro, data la presenza del Presidente della Repubblica, era infatti iniziato sabato con la «bonifica», dai portarifiuti ai tombini, e il controllo del territorio, poi sigillato e messo sotto stretta vigilanza con i tiratori scelti sui tetti. Ieri alle 14 via Manzoni viene chiusa al traffico, aperta solo alle auto blu, con conseguente modifica di percorso dei tram. Contemporaneamente in piazza Scala, dalla parte di palazzo Marino, vengono piazzate le transenne, per consentire le contestazioni a tiro di voce ma non di lanci. Così già verso le 15 iniziano ad assieparsi i lavoratori dello spettacolo. Raggiunti verso le 16 dagli operai dell’Alfa Romeo e della Fiat, sostenuti da Cub e Slai Cobas, le frange più estreme del sindacalismo, e militanti dei centri sociali. E dopo un quarto d’ora la tensione è subito alle stelle.
Alle 16.25 Cub e Slaia cercano di sfondare in via Case Rotte, vengono tamponati dalla polizia, ma da quel momento non c’è più un attimo di pace. I manifestanti, 100/150 operai e una cinquantina di antagonisti, si muovono in cerca di un punto debole dello «schieramento» tra via Santa Margherita e via Filodrammatici. E gli agenti sono costretti a corse continue per chiudere i varchi. Alle 17 i primi ingressi: uomini in smoking, donne in pelliccia, abito da sera e tacchi alti, in precario equilibrio sul pavé bagnato. E parte la contestazione: urla e insulti, petardi e fumogeni rossi. A cui non sfuggono neppure i rappresentanti del centro sinistra «Majorino non entrare» rivolto al Pierfrancesco, capo gruppo del Partito democratico. «Macché, è entrato». E ricompaiono le uova che riportano alla memoria i 7 dicembre del ’68 e dell’84. Ne segue un’ora di passione. Chiunque voglia entrare deve passare le Forche Caudine dei manifestanti, a testa bassa, lo sguardo spaventato. Alle 17.45 lo spazio davanti alla Scala è un unico ingorgo di auto blu, tanto che si rende necessario aprire via Santa Margherita, presidiata dai manifestanti. I carabinieri cominciano a spingere, ne segue un parapiglia, una manifestante rotola a terra e rimane leggermente contusa. Ma siamo ormai alla fine. Qualche minuto ancora e l’ultimo spettatore è entrato. I dimostranti restano in piazza un’altra mezz’oretta poi anche questa prima finisce in archivio. Con molta paura ma pochissimi danni.