Una nuova cura biologica blocca i linfociti che causano la psoriasi

La psoriasi è una malattia mediata dai linfociti T. Si manifesta con macchie di varia grandezza, spesso squamose, che coinvolgono varie zone del corpo. Le più colpite sono le ginocchia, i gomiti, il torace, il cuoio capelluto. È una malattia cronica ma non contagiosa. Spesso ha complicazioni di ordine psicologico, perché l’evidenza e l’intensità delle chiazze provoca nei pazienti grande disagio.
A questa patologia sono stati dedicati, da decenni, importanti studi internazionali. Il congresso di dermatologia che si svolge in questi giorni a Genova ospita un Simposio satellite («Nuovo paradigma nel trattamento della psoriasi») dedicato a una nuova terapia della psoriasi, documentata da uno studio a lungo termine (trentasei mesi) che viene presentato per la prima volta in Italia.
Questo studio ha utilizzato un immuno-modulatore (nome chimico: raptiva) che ha dimostrato alti livelli di efficacia e di sicurezza. Il Simposio di Genova ha riunito alcuni grandi nomi della dermatologia italiana: i professori Giannetti e Pincelli dell’Università di Modena; Peris, dell’Università dell’Aquila; Altomare, dell’Istituto ortopedico Galeazzi (Gruppo Policlinico San Donato)di Milano e Arcangeli di Cesena.
Tutti hanno confermato che il trattamento con raptiva è in grado di inibire in modo selettivo l’attivazione e la riattivazione dei linfociti T, all’origine della malattia.
In particolare, nell’arco dei trentasei mesi di trattamento, tale miglioramento ha raggiunto alte percentuali: del 90 per cento in 40 casi su cento, del 75 per cento nei casi restanti. Questo risultato è stato raggiunto senza effetti collaterali. Il danno tossico registrato in precedenti trials svolti con altri farmaci non c’è stato. Come ha dichiarato a Genova la professoressa Peris «nella valutazione dei trattamenti a lungo termine delle malattie croniche è opportuno considerare tanto l’efficacia quanto la sicurezza delle terapie. Raptiva, garantendo un rapporto rischi-benefici molto favorevole anche nel lungo periodo, deve essere considerata la migliore scelta terapeutica oggi possibile».