Nuova denuncia per Sacconi. «Non mi faccio intimidire»

Roma«Non mi farò intimidire». Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, è finito sul banco degli imputati ma non intende fare passi indietro rispetto alla drammatica vicenda di Eluana Englaro e soprattutto non vuole «lavarsene le mani» come Ponzio Pilato. «Assurdo che questo atto sia stato attratto in una dimensione penale - dice Sacconi -. Questa sì che è un’intimidazione, ma io non sono un tipo che si fa intimidire».
Questa la definitiva risposta del ministro dopo che la Procura di Roma ha iscritto il suo nome nel registro degli indagati. Anche se si tratta di un atto dovuto, a seguito della denuncia per violenza privata nei confronti di Sacconi presentata dai radicali, l’indagare un ministro della Repubblica inevitabilmente rialza il livello dello scontro e surriscalda il clima in una vicenda che avrebbe bisogno di uscire dal cono di luce.
Marco Cappato e gli altri radicali sono da tempo impegnati in prima linea per sostenere il diritto del padre di Eluana a lasciar morire la figlia perché sarebbe stata questa - ha sempre sostenuto Beppino Englaro - la volontà di Eluana se fosse ancora in grado di esprimerla. Dunque i radicali hanno messo sotto accusa il ministro per aver emanato nello scorso dicembre un atto di indirizzo, ossia un’ordinanza con la quale il governo asseriva che interrompere l’idratazione e la nutrizione delle persone in stato di coma vegetativo persistente non è legale per le strutture pubbliche o private che fanno parte del servizio sanitario nazionale. Atto che ha bloccato la discussa sentenza della Cassazione, dove si dava il via libera alla sospensione della idratazione e della nutrizione per Eluana, come da tempo chiede il padre. La clinica «Città di Udine» che in un primo momento si era data disponibile ad accogliere la donna, in coma da 17 anni, aveva quindi dovuto fare marcia indietro. I sanitari responsabili avevano bloccato il ricovero finalizzato alla sospensione di idratazione e alimentazione e dunque in concreto alla morte di Eluana, preoccupati dalle conseguenze legali di una simile scelta.
La famiglia di Eluana promette di proseguire la sua battaglia. Due giorni fa la fiaccolata a Lecco, dove si trova ancora ricoverata Eluana per ricordare l’incidente avvenuto 17 anni fa. La richiesta della famiglia è sempre la stessa: nella certezza di rispettare la volontà di Eluana desiderano che si ponga fine alla sua esistenza. Verranno presi contatti con altre strutture ma, precisa il neurologo Carlo Alberto Defanti, non verranno resi pubblici. Esclusa l’ipotesi di rivolgersi all’estero.
Sacconi incassa la solidarietà di molti, dentro e fuori la maggioranza, e tira dritto, difendendo la sua ordinanza. «È stato un doveroso atto di indirizzo al servizio sanitario nazionale affinché avesse comportamenti omogenei sul dovere di alimentazione e idratazione delle persone disabili, in ossequio alla legislazione italiana e alle carte dell’Onu - chiarisce il ministro -. Un atto responsabilmente assunto. Ho sempre detto che Ponzio Pilato non fu un buon esempio di governo. Tutte le posizioni, in una materia così delicata, vanno rispettate ma l’intento dei querelanti appare intimidatorio». Ma intanto si è saputo soltanto ieri che nei confronti di Sacconi è partita un’altra denuncia. Questa volta alla Procura di Milano per abuso od omissione d’atti d’ufficio sempre in relazione al caso Englaro, da parte dell’avvocato Gian Antonio Conte che si occupa di diritti umani. Conte accusa il ministro di aver «arrecato un danno ingiusto a carico della collettività e dell’ordine costituzionale».