La nuova (e bella) Pj Harvey

Così si fa, filtrare bisogna, mica sbattere testate cieche contro la retorica. Assorbire i pensieri, insomma, e distillare poi musica. Pj Harvey ha registrato un disco bellissimo due volte. Primo perché ruota intorno all’idea di guerra assoluta, da Gallipoli fino all’Afghanistan, ma senza scivolare nel solito abbecedario da cantare a testa bassa. La guerra fa schifo, si sa. Ma perché la facciamo sempre? Per spiegarlo, Pj Harvey prende la sua Inghilterra come paradigma di stato belligerante ma lo fa con un’eleganza critica che qui in Italia ce la scordiamo (De André a parte). E poi bellissima la sua voce: è strumento ormai, accordato sugli stili più diversi come il rock sixties californiano di All and everyone o addirittura lo swing in Let England shake. Se ce ne fosse ancora bisogno, questo è il suo disco definitivo, semplicemente perfetto e guai a chi dice di no.