La «nuova» Exor pronta a guardare verso la futura alleanza di Fiat

nostro inviato a Torino

Bisognerà attendere qualche mese o forse più prima che Exor, la holding della famiglia Agnelli nata ieri dalla fusione Ifil-Ifi, si lanci sul mercato per cogliere eventuali opportunità di investimento. In cassaforte ci sono 1,3 miliardi pronti per essere dirottati in acquisizioni e partecipazioni «in public company o imprese di tipo industriale, immobiliare e del campo dei servizi». Prima di muoversi, però, il presidente di Exor, John Elkann, e l'ad Carlo Sant'Albano, attendono di capire l'evoluzione della crisi mondiale. Nel 2008 le possibilità di business non sono mancate ma, come spiegano a Torino, «non si sono presentate occasioni tali da determinare un nostro investimento». A questo punto, alla luce anche delle previsioni di un 2009 negativo, le decisioni del vertice di Exor saranno prese in base al mutare degli eventi. Sotto osservazione è soprattutto la situazione Usa: «Sarà importante vedere - ha commentato Sant'Albano - quale impatto avranno sui consumi le festività di dicembre». In pratica, in casa Agnelli a dominare è la prudenza, nella speranza che le misure «salvagente» adottate dagli Usa all'Europa, fino alla Cina servano a rimettere l'economia mondiale sul binario giusto. La nuova holding, comunque, manterrà nel suo ricco portafoglio l'1% di Intesa Sanpaolo.
In questo periodo di attesa e di adempimenti burocratici (il cda di Exor nominato ieri sarà rinnovato ad aprile, mentre le contrattazioni delle nuove azioni partiranno all'inizio di marzo), Elkann terrà sotto controllo il cuore della holding, ovvero Fiat Group. E, da quanto si è capito, nei prossimi mesi potrebbero esserci novità sul fronte delle alleanze. Il numero uno della nuova Exor non ha nascosto la possibilità che la crisi in atto, avvertita in particolare dalle case automobilistiche, permetta all'ad del Lingotto, Sergio Marchionne, di condividere con altri il futuro del gruppo torinese. Come e con chi è tutto da verificare. Elkann si è limitato a dire che «Fiat è pronta a giocare la sua parte», dando per scontato un generale rimescolamento di carte. Occhi puntati sul tipo di aiuti che arriveranno al settore auto sia da Washington, sia da Bruxelles. Assodato che Luca di Montezemolo e Marchionne resteranno alla guida del Lingotto anche nel prossimo mandato, in Exor si addebita il tracollo del titolo torinese (ieri sotto del 4,7% a 5,5 euro) anche alla volontà di molti investitori di «rientrare».
Ad ascoltare Elkann, al Centro storico Fiat, c'era anche il suo tutor, Gianluigi Gabetti, nominato presidente d'onore di Exor. «Che cosa avrebbe detto Gianni Agnelli della fusione Ifil-Ifi? All'Avvocato piaceva il divenire della storia - ha risposto Gabetti -, gli piaceva il senso del nuovo». Nel cda di Exor, con Elkann e Sant'Albano, figurano Pio Teodorani-Fabbri (vicepresidente), Andrea Agnelli, Tiberto Brandolini d'Adda, Oddone Camerana, Luca Ferrero Ventimiglia, Franzo Grande Stevens, Francesco Marini Clarelli, Virgilio Marrone, Andrea Nasi, Lupo Rattazzi (amministratori), e gli indipendenti Carlo Acutis, Antonio Maria Marocco, Giuseppe Recchi e Claudio Saracco. La Giovanni Agnelli può contare su una partecipazione nel capitale ordinario del 59,2%, e al 38% nel capitale privilegio.