La nuova Fiera, una «vetrina» che si adegua ai tempi

Per le imprese è tra gli strumenti di marketing irrinunciabili

Sabrina La Stella

Le imprese di Roma festeggiano la recente inaugurazione del nuovo Polo fieristico di 210mila metri quadrati a Ponte Galeria. E per farlo, presentano uno studio sulla «vetrina» che vanta 200 anni di storia: la Fiera. Che da old style sembra essersi adeguata all’era della globalizzazione.
L’indagine «Fiera e futuro: bisogni delle imprese e servizi camerali», condotta da Federlazio, Camera di commercio di Roma, Gruppo Moccia e Consorzio «Rome», ha scattato la foto alla manifestazione espositiva, radicata nelle abitudini del mercato mondiale da ben due secoli, che a quanto pare «abbandona la veste tradizionale di “vetrina per il grande pubblico” - spiega il presidente Federlazio Massimo Tabacchiera - per diventare il momento di riflessione tra competitor dello stesso settore». «Un evento spettacolare - aggiunge il vicedirettore generale Federlazio Luciano Mocci - in cui gli addetti del settore apprendono le nuove tendenze e valutano il proprio posizionamento sul mercato, per poter aggiornare il proprio know how».
Un dialogo tra business-man, insomma, condotto «corpo a corpo», che lungi dal lasciare il passo alle nuove opportunità di confronto offerte dall’e-commerce e dalle nuove tecnologie, sembra in ottima salute. Con un giro d’affari di 55 miliardi di euro e una partecipazione di 200mila imprese, le oltre mille fiere che animano la penisola ogni anno muovono oltre 20 milioni di visitatori da tutto il mondo.
Lo studio, condotto su un campione di 500 imprese della Provincia di Roma, ha mostrato che quasi la metà (il 41 per cento) considera l’evento fieristico tra gli strumenti di marketing irrinunciabili. Seppure il 59 per cento delle piccole e medie imprese del territorio non partecipa, oltre il 90 per cento le considera comunque ancora in voga.
«Per essere presenti a una manifestazione espositiva - spiega il presidente del consorzio “Rome” Emilio Giannelli - le aziende mettono mano al portafogli per diverse decine di migliaia di euro. Poi interviene il consorzio, che fa da trait d’ union tra impresa e contributi pubblici». Come funziona? L’azienda presenta al consorzio le fatture dei costi sostenuti. E questo, a sua volta, provvede a richiedere all’ente regionale un parziale rientro di spesa. In media, all’azienda rientra di circa il 40 per cento. «Ma per ogni euro speso, il guadagno indotto è di otto euro», assicura Francesca Ciani (Gruppo Moccia). Con un indotto complessivo che oscilla dai 5 ai 6 miliardi di euro annui.
La presentazione dell’indagine conoscitiva è stata anche l’occasione di uno scambio di riflessioni sul futuro delle imprese laziali. Vincenzo Alfonsi, direttore generale Fiera di Roma spa. lancia un allarme sulla capacità di competere con il sistema Europa: «Dobbiamo inventare manifestazioni nuove. Non bisogna solo pensare di ospitare fiere, ma di organizzare anche eventi, puntando su enogastronomia, beni culturali, nautica e cinematografia». Mentre l’assessore alle Pmi Regione Lazio Francesco De Angelis approfitta dell’occasione per spiegare le motivazioni della scelta di liquidare Promolazio, l’organismo che si occupava dell’internazionalizzazione delle imprese: «I bisogni delle Pmi e dei servizi camerali devono essere soddisfatti con un unico sportello per l’internazionalizzazione, che verrà aperto al più presto. Per fare internazionalizzazione - ha proseguito - non servono tanti soggetti ma un solo punto di riferimento organico». Mentre il presidente Federlazio Massimo Tabacchiera commenta: «Speriamo che la Regione abbia fatto questa scelta per potenziare il settore. Serve un coordinamento per le Piccole e medie imprese, soprattutto quando si confrontano con l’estero».