LA NUOVA GALASSIA

da Roma

La prima Repubblica declinava i suoi «ismi» senza stranezze: socialismo, comunismo, più raramente liberismo e poi, ovviamente, c’erano i democristiani, le democristianerie, tutt’al più il regime democristiano. Insomma, l’Italia della prima Repubblica era un mondo molto chiaro, con una geografia politica complessa, ma razionale. L’Italia prodiana, invece, con il suo dissesto parlamentare, con le sue fiduce permanenti, con gli appelli infiniti dei senatori a vita, ha prodotto nuove specie «animali», nuovi «ismi» e nuovi «isti».
L’ultima volta non è mai l’ultima
Gli eroi del momento sono gli «orabastisti», quel gruppetto variegato di senatori della maggioranza che alzano il prezzo a ogni voto di fiducia, annunciano la morte del governo che pure stanno votando, gridano indignati ora basta, ma quel «basta», s’intende, è un basta che comincia dalla prossima volta. L’uomo che ha costruito una fortuna sulla strategia orabastista è Lamberto Dini, ma anche ieri, un altro orabastista geniale come Willer Bordon, subito dopo aver votato la fiducia a Prodi, spiegava che Prodi era un folle a voler andare avanti così. Orabastista di provenienza Pdci (espulso per un no a Prodi), è Fernando Rossi, che nell’ultima fiducia spiegava che quella Finanziaria proprio non va bene, subito prima però di votarla.
Fedeli con dolore
Una categoria affine, ma diversa, invece, è quella dei «malpancisti», di coloro che dicono sì a Prodi ma stanno proprio male, coloro che sono incrollabilmente leali ma dolorosamente, coloro che vorrebbero continuare magari per un secolo ma, per carità, non così. Fra i malpancisti vanno annoverati tanti dirigenti anche blasonati di Rifondazione comunista, il capogruppo al Senato Giovanni Russo Spena, il segretario Franco Giordano, quelli che invocano la verifica, i vertici, le riunioni d’emergenza per applicare «il «programma» che ormai è una figura trasfigurata, non più un documento politico elettorale, ma un simbolo d’innocenza perduta, un’utopia. E i malpancisti naturalmente sono persone onestissime nel loro travaglio, ma altrettanto fatalmente legate al loro dramma: votare quello che non vogliono nella speranza di avere quello che non possono avere.
Leali a ogni costo
E poi ovviamente ci sono gli «oltranzisti»: per ogni dieci persone che vogliono fuggire da questa maggioranza ce n’è una che pensa che il governo sia davvero l’ultima spiaggia della nazione, il pilastro del diritto, il luogo della verità e quindi, in perfetta buona fede, Arturo Parisi si è fatto oltranzista dell’Ulivo, delle riforme, e oltranzista del referendum. E anche un altro prodiano doc come Angelo Rovati è stato a tal punto il teorico del prodismo pragmatico, intelligente e moderno, che dal prodismo è stato sacrificato, e costretto alle dimissioni. Ciò nonostante continua il suo ruolo di apostolo di un prodismo che non c’è.
«Cadremo in piedi»
Un’altra categoria, invece, nel nuovo bestiario della seconda Repubblica di tutt’altra specie, è quella dei «doppiofornisti». Sono coloro che per il momento stanno nel centrosinistra (oppure nel centrodestra) ma hanno comunque un altro destino possibile, un’altra chance che li attende. Il vero maestro, forse quasi un caposcuola, ovviamene è Clemente Mastella che è sì uno dei campioni dell’«ora basta», ma è anche uno di quelli che se poi a casa si va davvero ha comunque una seconda carta da giocarsi. Anche perché lui stesso è diventato ministro dell’Ulivo dopo essere stato ministro del centrodestra nel primo governo Berlusconi (era al Lavoro, nel 1994) e potrà molto probabilmente essere ministro anche nel prossimo governo (sia di centrodestra che di centrosinistra). I doppiofornisti sono tendenzialmente postdemocristiani, come Pierferdinando Casini, sognano un «grande centro» (altra figura leggendaria) e dentro questo grande centro c’è sempre quel dettaglio non da poco, grande o piccolo, purché stia al governo. I doppiofornisti, insomma (la parola è antica, e si fa risalire al Giulio Andreotti degli anni ’80), sono in qualche modo dei campioni di laicità, possono cucinare buone pagnotte sia nel forno della sinistra, che in quello della destra.
Indecisi a tutto
In mezzo a tutto questo tourbillon di sigle restano, ovviamente, i «ma-anchisti», ovvero tutti coloro che emulano, copiano si ispirano al meraviglioso scioglilingua declinato da Maurizio Crozza per descrivere la lingua politica di Walter Veltroni. I ma-anchisti sono leali a Prodi, ovviamente, e al suo governo, ma anche all’ipotesi che il posto di Prodi sia preso dallo stesso Veltroni. I ma-anchisti sono per i diritti degli ultimi, ma anche, ovviamente, per fare le ronde contro i lavavetri. E, alla fine, se metti sulla bilancia la prima e la seconda Repubblica prendendo come parametro le loro friabili categorie, scopri che tutti gli «ismi» del Novecento erano terribilmente pesanti, ma che tutti gli «isti» del Duemila sono insostenibilmente leggerissimi.