La nuova Inter deve temere soltanto i vizi di quella vecchia

C omincerà e finirà così: una contro tutti. L’Inter contro tutti gli altri, riuniti dal gusto sadico di mandare di traverso un successo già scritto nelle stelle, nella classifica (per via delle penalizzazioni) e nei pronostici scontati della vigilia. I rivali in grado di contendere lo scudetto all’Inter si assottigliano giorno dopo giorno. La Juve è in B e nonostante le minacce del suo presidente non sembra destinata a risalire. Il Milan è fuori gioco per due motivi di fondo: 1) non ha a disposizione un altro Shevchenko con cui rimpiazzare il re del gol; 2) per rincorrere il turno preliminare non è riuscito a organizzare la tradizionale preparazione fisica e ne patirà le conseguenze. La Roma, ammirata ieri per meno di un’ora, è una splendida incompiuta. Non ha un portiere affidabile più che un attaccante di ruolo e questo rappresenta un handicap notevole prima di passare all’altro deficit, la panchina, che verrà fuori nei primi tre mesi di Champions e campionato.
Nessuno è in grado di reggere, sulla carta, il confronto con l’armata morattiana che proprio nella sfida della supercoppa ha mostrato il suo tallone d’Achille. Non ha un facitore di gioco dopo aver fatto partire Pizzarro, deve puntare sui lanci lunghi di Materazzi per cominciare l’azione tenendo tutti spalle alla porta. Poi c’è la questione Adriano. Mancini farà giocare Crespo al suo posto, il brasiliano la prenderà a male e salteranno gli equilibri dello spogliatoio. Anche perché nel frattempo Ibrahimovic, sul tabellino dei marcatori, non avrà fatto molto meglio dell’ex imperatore. Per concludere: la nuova Inter dovrà temere solo la vecchia Inter.