La nuova Italia

Cambiano l’anima della città, stravolgono il paesaggio, lo rendono quasi irriconoscibile, persino disumano. Anzi no, sono il futuro prossimo venturo, una sfida al domani che ridisegna lo skyline delle metropoli ma anche il loro modo di stare insieme, di vivere, di costruire nuovi mondi. Le grandi opere sono così: nate per far discutere, come ieri, come domani. L’Italia che verrà ha la griffe dei grandi visionari, dei Valentino, degli Armani dell’architettura mondiale, grattacieli firmati da Renzo Piano, Centri congressi inventati da Massimiliano Fuksas, stazioni ferroviarie disegnate da Norman Foster. Progetti che rappresentano una sfida alla convivenza sociale e alle leggi che regolano l’architettura e l’urbanistica, in attesa che nuove costruzioni, ancora più alte, ancora più imponenti modifichino di nuovo lo scenario. E se per molti questa nuova Italia può sembrare l’ultima frontiera dell’incubo urbano, per altri sono lo specchio del domani che verrà, rivoluzioni da immaginare. Dalla stazione per l’alta velocità di Firenze Belfiore al progetto City Life di Milano, dal Grattacielo di Torino che sfida la Mole al nuovo lungomare di Rimini l’Italia che esce dai nuovi progetti, tutti realizzabili entro al massimo il 2020, è il primo abbozzo di un modello futuristico che dovrà fare i conti con le esigenze collettive e individuali, con i problemi dell’inquinamento e della compatibilità ambientale, con la gestione ecocompatibile della vita moderna. Ma che non finirà mai di stupire.