La nuova Luna è nera come New Zealand

Sono troppo importanti i punti in palio ora per pensare solo al girone conclusivo

Antonio Vettese

da Valencia

Per la prima volta da quando è iniziata la lunga storia della Coppa America domani saranno in acqua per le regate dell'Act decimo Louis Vuitton due barche totalmente nuove a quasi un anno dalle regate decisive. Le due nuovissime sono le nerissime Luna Rossa ed Emirates Team New Zealand. Di solito, la novità è questa, i sindacati sfidanti, per non parlare dei difensori della Coppa, si tenevano stretto ogni segreto riguardo la velocità delle loro barche fino all'ultima ora. La paura, ovviamente, era quella di esser copiati, di gettare alle ortiche il lavoro di tanti mesi o anni. Adesso però c'è la carota dei punti in palio, della possibilità di entrare nella fase decisiva della selezione sfidanti con un vantaggio sugli avversari e allora non si potrà mica nascondere troppo.
In passato c'è stato chi, si chiama nientemeno che Lowell «the pope» North e alla fine gli è costato un esaurimento nervoso, per non mostrare la velocità vera della sua barca né agli avversari né allo stesso equipaggio che voleva particolarmente aggressivo ha inventato il sandbagging, ovvero la pratica di rallentare la barca. Cosa faceva? Aveva realizzato su Enterprise un meccanismo per cui attraverso gli ombrinali, ovvero i tubi che svuotano di acqua il pozzetto, spingeva in mare dei tubi che facevano da freno a mano. Da allora nessuno si fida più della velocità dell'avversario, quando ci si incontra e ci si guarda in cagnesco si cerca di capire se la barca è al massimo o no, se davvero l'avversario sta correndo quanto può, così si dà una sbirciatina ai filetti sul genoa, una alle mani del regolatore: «Cazza quanto deve o lasca?».
Pochi giorni fa in una regata informale, Luna Rossa ha rimontato facilmente Alinghi, regata seguita da più gommoni che una finale per vedere la nuova creazione italiana al confronto con la vecchia creatura svizzera (o, meglio, neozelandese). Ma resta il dubbio: Alinghi correva davvero? Già ad Auckland quel furbone di Russell Coutts usava tutto il formidabile potenziale della sua barca quando gli serviva, quando era lontano e doveva rimontare. Ma mai per stravincere, sempre e solo per vincere... Era dietro e pochi minuti dopo era davanti.
Da quando nel 1992 è stata introdotta la formula Iacc, a ogni edizione la velocità è cresciuta in maniera significativa, ma di quanto? In realtà non si può dire con certezza, i miglioramenti si calcolano in secondi-miglio e sono pochi, ma ovviamente significativi in termini di risultato e di velocità. Adesso il Moro di Venezia di fianco ad Alinghi fa tanta tenerezza ma anche la figura di un incrociatore della Grande Guerra contro la corazzata tascabile Scharnhorst. Insomma un'altra storia, altra potenza di fuoco.
Proprio il Moro è protagonista di una storia di «copia», che ha indotto gli americani a fare una barca molto veloce, quel tanto che basta a vincere. Intanto il Moro tre non doveva essere schierato al mondiale del ’91, ma il due aveva disalberato e allora pur di vincere... Nessuno lo avrebbe visto in regata e avrebbe capito (forse) che la scelta di arrivare al massimo dislocamento consentito e quindi anche verso la massima superficie velica era vincente. Ma c'è di più: era parcheggiato di fianco a un container, un oggetto che ha una misura standard, e gli americani attraverso le foto aeree erano arrivati a definire le sue misure in maniera abbastanza accurata.
Da allora si cerca di ridurre lo spionaggio al minimo, talvolta inventando regole davvero astruse, che rendono impossibile la vita dei fotografi e talvolta degli ospiti a bordo di una barca che semplicemente issa la bandiera di un sindacato non possono scattare una foto ricordo con una macchinetta o con il telefonino. La verità è che tutti sanno tutto. Pochi attimi dopo che le barche sono in acqua i computer cominciano a digerire foto, elaborare disegni, ricostruire misure. Basta non dirlo e applicare la vecchia legge del negare sempre.
Ma alla fine chi ha speso e fatto ricerche crede nel lavoro che ha fatto e non in quello degli altri. Certo, un'idea palesemente buona, come quella della randa fat head di Alinghi nel 2003, diventa subito da copiare. Ci si può esser dimenticati un'opzione, una visione del problema. Ma ormai, soprattutto negli scafi, si prende una direzione precisa attraverso le numerose prove in vasca e le simulazioni al computer che alla fine non si cambiano le proprie decisioni con quelle degli altri.
Chi dice che dopo tanti anni di studio le carene saranno molto simili sbaglia. A Valencia ci sono tre barche nuove e tre correnti di pensiero diverso: Luna Rossa una barca potente, con una carena che sostiene il piano velico abbastanza nella linea di Alinghi. Bmw Oracle molto nuova, con i volumi spostati verso prua e la tendenza, probabilmente, a sbandare abbassando la poppa per bagnarla tutta e quindi guadagnare lunghezza dinamica, scelta simile a quanto si dice a quella di +39. New Zealand è una barca «piccola», probabilmente centrata per vento medio, con una prua da studiare perché il famoso ginocchio è appena accennato. Alcuni stringeranno ancora la barca: dai cinque metri del Moro siamo arrivati a tre metri e mezzo. Significa che sbanderanno subito tanto per assestarsi attorno ai venticinque gradi.