«La nuova Luna Rossa vola e se quelli di Alinghi litigano...»

«Gli svizzeri sono divisi in due clan Noi invece siamo molto compatti. E con le modifiche siamo velocissimi»

Carlo Croce è uno dei personaggi più rappresentativi della vela italiana, figlio di Beppe e presidente dello Yacht Club Italiano, che ha lanciato la sfida di Luna Rossa alla Société Nautique de Génève. Dato che l'America's Cup è sfida tra due club prima di ogni altra cosa, la firma in calce ai documenti è la sua. Un tempo velista e ora incessante organizzatore di eventi velici, Croce ha un occhio molto preciso sulla Coppa e la vela italiana.
Può tracciare un bilancio della stagione di Luna Rossa?
«Sono stato a bordo di Ita 86 durante alcune regate informali di allenamento con Bmw Oracle, con cui abbiamo fatto pace dopo lo speronamento degli Act. Loro sono molto aggressivi in assoluto e questi allenamenti sono stati molto interessanti. La nostra prima barca è profondamente modificata rispetto all'assetto di luglio, ha una prua nuova. Non abbiamo mai avuto la sensazione di essere più lenti e, anzi, oltre i dieci nodi di vento eravamo proprio a nostro agio, veloci. Abbiamo fatto un paio di regate di allenamenti anche con Alinghi, che usava la barca nuova, ma gli uomini di Alinghi hanno un atteggiamento molto difensivo, si nascondono: abbiamo solo l'impressione che siano un poco più rapidi con vento leggero».
Ci sono novità nell'ambito dell'equipaggio?
«Con il rientro di Torben nel ruolo di tattico titolare, abbiamo completato la squadra. È un elemento in più molto utile. Lo spirito della squadra è ottimo, c'è una bella coesione. Ci arrivano da Alinghi notizie per cui si sono formati due clan opposti: non è detto che sia fatto negativo, ma a Francesco piace uno spirito compatto e da noi si respira un'aria gradevole. Sono contento, mi piace il suo modo di fare. Poi, ovviamente, a decidere chi ha ragione sarà la prima bolina della prima regata... Intanto stiamo marciando esattamente come avevamo programmato, oltre alla barca arriveranno presto due alberi nuovi ed altre attrezzature».
Dopo quello che ha visto, può azzardare una previsione, una classifica?
«I quattro grandi - ovvero noi, Bmw Oracle, Emirates Team New Zealand e Alinghi - hanno fatto ancora un passo avanti rispetto agli altri. Si pensava che il tempo avrebbe livellato i valori, invece chi può lavorare con continuità sta accumulando vantaggi. I sindacati più piccoli non sono in grado di avere un'attività così intensa come i quattro grandi, non c'è mai quella continuità di azione che consente invece ai migliori di progredire. Come dice Francesco, ogni giorno impariamo a guadagnare un centimetro».
Dunque quale potrebbe essere il quarto semifinalista?
«Dovessi puntare due soldi... o Mascalzone Latino o Desafio, anche se dal sindacato spagnolo arrivano notizie negative: pare che la barca nuova sia modesta e che non vada neanche come la vecchia. Gli altri mi sembrano molto lontani».
Un bilancio della vela leggera, olimpica?
«Nella squadra olimpica italiana ci sono buoni atleti che potrebbero far bene. Purtroppo Qindao è un campo difficilissimo, pieno di correnti. In una regata preolimpica gli Yngling hanno dato lo spinnaker e si sono trovati indietro rispetto alla boa: è preoccupante. I francesi e gli inglesi stanno facendo un lavoro molto approfondito su questo piano. Forse la considerazione da fare è un'altra: la vela sta rischiando di essere esclusa dalle Olimpiadi, per i costi e la carenza di spettacolo. Ci sono sport, che al momento non sono olimpici e hanno un numero di praticanti molto maggiore, i quali potrebbero entrare. Una bocciatura potrebbe averla l'equitazione, altro sport molto costoso e scarsamente spettacolare per le riprese televisive. C'è bisogno di rinnovamento».
E la vela d'altura?
«I maxi stanno percorrendo la strada dell'Irc, le classi più piccole si concentrano in monotipi o box rule molto strette che quasi li equivalgono, la gente si sta divertendo molto. Poi rimarranno le regate d'altura come la Giraglia, dove i partecipanti hanno uno spirito più leggero, si divertono e possono competere anche con i professionisti. Mi sembra molto utile la partecipazione dei grossi sponsor agli eventi, la loro forza d'urto nella comunicazione alla fine giova alla vela, non sono necessari ma sono auspicabili».
Esiste la possibilità che nasca un circuito parallelo o alternativo alla Coppa, fatto con i grandi maxi?
«Non credo, anzi mi sembra che i maxi abbiano fatto il loro tempo. L'organizzazione di quei team è spaventosa. Vedo più la nuova classe minimaxi da 60 a 80 piedi, anche se si parla di cifre consistenti mi sembrano più gestibili. Tutti i progressi che fa la vela con le canting keel o gli alberi girevoli complicano molto la vita dal punto di vista dei regolamenti».