La nuova mappa dell’estate in giallo

M ilàn e poeu pù, Milano e poco altro, recita un vecchio detto meneghino. Devono pensarlo anche i maestri del crimine nostrano, tant’è che tra le città italiane maggiormente citate nei romanzi noir la metropoli della Madonnina svetta persino sull’esoterica Torino e sulla magmatica capitale.
C’è chi si è divertito a tracciare una mappa delle storie criminose e delle leggende più strane e le ha raccolte in un guida speciale, «Milano Diamante», che il Comune, nella fattispecie l’assessorato al Turismo, ha deciso di distribuire. L’idea risale alla scorsa primavera ed è di Paolo Roversi, scrittore noir e direttore di «Milano Nera», rivista web dedicata alla letteratura di genere, che ha raccontano in 45 racconti altrettanti luoghi milanesi legati al mistero. Un percorso tra passato e presente, un po’ sulle orme di Giorgio Scerbanenco e del suo ispettore Duca Lamperti, un po’ aggirandosi per i labirinti della Milano di Ludovico il Moro.
Se oggi volessimo tracciare una nuova toponomastica meneghina del crimine dovremmo andare a rileggerci la ricca produzione di Scerbanenco, inarrivabile maestro del giallo milanese: la questura di via Fatebefratelli è il fulcro non troppo rassicurante da cui partono le indagini. Precisa, puntuale eppure suggestiva la descrizione di altri luoghi delittuosi, come via Ferrante Aporti, a un passo dalla ferrovia, dove si snoda una delle azioni principali de «I milanesi ammazzano al sabato», uno dei romanzi più noti dello scrittore ucraino e milanese d’adozione. Molti autori contemporanei si sono concentrati poi su specifici quartieri: per Gianni Biondillo i luoghi noir di Milano ruotano attorno a Quarto Oggiaro, suo quartiere natale e terra d’azione della venduta trilogia che ha per protagonista l’inquieto ispettore Michele Ferraro. Curiosità: nel primo romanzo, «Per cosa si uccide», Biondillo descriveva un immaginario commissariato a Quarto Oggiaro, che solo anni dopo la pubblicazione del libro, risalente ormai al 2004, è stata realizzato. Si muove invece altrove l’investigatore involontario Lazzaro Santandrea, alter ego di carta di Andrea G. Pinketts, scrittore milanese che del sigaro e dell’invettiva ha fatto il suo marchio di fabbrica: i gialli con protagonista Santandrea, scritti ai tavoli dell’ex Trottoir di corso Garibaldi, si muovono intorno a piazza Wagner. Piero Colaprico, giornalista e scrittore pugliese, ha ambientato a Milano, città dove vive e lavora da anni come nerista di Repubblica, molte sue opere di finzione: oltre alla celebre serie delle indagini del maresciallo Binda, scritta a quattro mani con Pietro Valpreda, la «Trilogia della città di M.» vede il protagonista, l’ispettore Francesco Bagni, attivo in un quartiere Ticinese completamente deformato dalla criminalità.
Sandrone Dazieri ne «La bellezza è un malinteso» fa cominciare le indagini del Gorilla, investigatore al soldo delle assicurazioni, nella Milano underground, lungo le linee della metropolitana dove accade un suicido a dir poco sospetto mentre Raul Montanari, maestro del noir cerebrale, più psicologico che d’azione, fa iniziare il suo «Strane cose, davvero», su una panchina del parco Sempione, dove viene ritrovato un diario di una ragazzina che farà luce su inquietanti misteri. Non possiamo poi dimenticare il compianto Raffaele Crovi che nei suoi gialli regalava squarci della Milano di qualche decennio fa (assolata e deserta come oggi non è più in «Ladro di Ferragosto») e che scelse una piccola via alle spalle dell'Ospedale Maggiore per ambientare l’inquietante «L’indagine di via Rapallo».
Contribuiscono alla «mappa noir» di Milano anche le penne rosa: sul fronte del giallo storico e tra le ultime uscite in libreria, vi sono le indagini di Leonardo da Vinci («La dama di Leonardo») ambientate dall’americana Diane Stuckart nei dintorni del Castello Sforzesco mentre la vicenda ricostruita ne «La nota segreta» da Marta Morazzoni sulla fuga dal convento di suor Paola Pietra a fine Settecento prende le mosse da via Santa Radegonda. Per tornare alla Milano di oggi, le brave Barbara Garlaschelli e Nicoletta Vallorani si concentrano su ambienti interni (ma assai poco rassicuranti), mentre Lucia Tilde Ingrosso impregna dei suoi delitti il centro, specie zona porta Venezia, per svelare una Milano nera che arriva fino alle porte del Duomo.