La nuova Mediobanca continua a fare utili E ora punta sulle famiglie

da Milano

Dna da grande banca d’affari europea, ma 220 avamposti sul territorio a insegna Micos e, in prospettiva, il lancio di un fondo di private equity: c’è qualcosa del modello di Goldman Sachs e di Ing nella Mediobanca del futuro disegnata ieri dall’amministratore delegato Alberto Nagel e dal presidente del consiglio di gestione Renato Pagliaro davanti alla comunità finanziaria. Per il 2011 i vertici di Piazzetta Cuccia, che hanno anche svolto un primo esame delle norme sulla governance duale stilate da Bankitalia, stimano 1,4 miliardi di utili (più 40%) e 3,1 miliardi di ricavi (18% il Roe).
Via alla campagna d’Italia. Mediobanca conta di centrare tali obiettivi riorganizzandosi in tre «macro-comparti». A partire dall’area retail, dove la controllata Micos aprirà 110 filiali leggere entro il 2011 (saranno 220 il quinto anno), raggiungendo il pareggio di bilancio con 400mila clienti e 200 milioni di ricavi: a maggio il via ufficiale. Mediobanca unirà poi Compass con la neo-acquisita Linea diventando uno dei primi operatori nel credito al consumo.
Riassetto in tre parti. Anche se il peso della banca d’affari rimarrà prevalente per il gruppo, Micos offrirà conti correnti, conti di deposito, carte e mutui. Il risultato sarà stabilizzare i rendimenti di Mediobanca. Oltre al retail (integrato con private), c’è poi la divisione dedicata al corporate e all’investment banking (incluse le attività di wholesale banking e leasing) dove Mediobanca sta espandendo la propria attività all’estero. Completa il quadro il ruolo di cassaforte che ha sempre contraddistinto Mediobanca. Ora però il gruppo presieduto da Cesare Geronzi ha fatto posto anche all’attività di merchant banking e al lavoro da private equity che aveva già portato il gruppo a entrare in Bisazza. Cui si aggiunge, complice la tempesta dei subprime l’intenzione di offrire ciambelle di salvataggio alle società in difficoltà («le special opportunities»).
Stabili in Generali, ma nozze senza senso. Generali e Rcs sono le due perle più preziose nello scrigno di Mediobanca, cui si aggiunge il pacchetto Telecom controllato tramite la newco Telco. La quota nella compagnia triestina così come quella in Rcs è strategica «e non si toccherà per i prossimi tre anni». È una partecipazione «difensiva» che contribuisce «in misura crescente al conto economico», ha sottolineato Nagel. Questa linea potrebbe essere rivista se occorrerà denaro per acquisizioni. Ma Mediobanca, pur essendo attenta a opportunità nel private banking e nel risparmio gestito, non ha fretta e a fine piano stima 1,75-2 miliardi di capitale libero. Dopo aver negato qualsiasi interesse per Italease, Nagel ha bollato come «senza logica» e «anacronistica» l’ipotesi di una unione con Generali tramite un’Opa rovesciata sferrata dal colosso assicurativo triestino. Poco prima il finanziere Vincent Bollorè, grande socio di Piazzetta Cuccia e da sempre sponsor di Antoine Bernheim, era invece tornato a negare la possibilità di un ricambio alla presidenza di Trieste: la questione «non si pone».
I conti battono le stime. A giugno quando terminerà l’esercizio 2007-2008 Mediobanca avrà un utile netto di 1 miliardo e ricavi per 2,1 miliardi (14% il Roe). Il piano prevede la conferma della politica dei dividendo (75% il payout) e possibili piani di buy back. Nel primo semestre, chiuso a dicembre con 641 milioni di profitti, Mediobanca ha superato le stime degli analisti ma in Piazza Affari il titolo è scivolato (meno 1,15%»).