"La nuova moschea? Ora la Regione non si faccia pregare"

Il Comune invita il Pirellone a trovare una sede. Oggi il tavolo. La Moratti: al problema lavoriamo tutti, cercheremo una soluzione per il centro. Formigoni: se arrivano proposte da parte loro pronti a considerarle

Tutti sono d’accordo su un punto: gli islamici devono abbandonare la moschea-garage di viale Jenner. Ora si tratta di trovare una nuova sede per i loro venerdì di preghiera. Il Comune propone il velodromo Vigorelli. Ma i musulmani arricciano il naso e chiedono qualcosa di meglio: «Un posto anche fuori Milano, purché servito dai mezzi pubblici».
Una prima risposta sulla nuova moschea potrebbe arrivare già oggi dal Tavolo sulla sicurezza indetto in prefettura, a cui il presidente della Provincia Filippo Penati non parteciperà «perché la moschea non è una questione di sicurezza». Una soluzione potrebbe emergere anche dall’incontro a Roma tra il sindaco Letizia Moratti e il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Nel pomeriggio inoltre il prefetto Gian Valerio Lombardi riceverà Abdel Hamid Shaari, direttore dell’istituto culturale di viale Jenner, che mette subito le cose in chiaro: «Il Vigorelli va bene, ma solo come soluzione temporanea».
Si ragionerà assieme per trovare una quadra al cerchio. «Stiamo lavorando tutti assieme. È molto importante che nella decisione sia impegnata anche la Regione» chiede la Moratti. E così sarà, con un Roberto Formigoni possibilista e aperto all’idea di una grande moschea, per «garantire a tutti la libertà di culto». «Se ci fosse una richiesta - spiega il governatore lombardo - credo che la città di Milano dovrebbe esaminarla. Noi siamo disponibili a dare una mano per trovare una soluzione».
Ben più rigido il vicesindaco Riccardo De Corato: «Il Comune di Milano non è disponibile a dare un solo euro per la costruzione di una nuova moschea. Le chiese le paga la Curia, non vedo perché dovremmo pagare noi la moschea». Insomma, nessun contributo economico, ma Palazzo Marino garantisce la disponibilità a trovare una nuova area per permettere ai musulmani di incontrarsi a pregare. Un’area che non crei problemi di sicurezza. «Abbiamo già fatto i salti mortali per trovare un’area per i cinesi a Gratosoglio - rincara la dose De Corato - dove la troviamo adesso un’area che possa ospitare cinquemila persone?». Un bel rompicapo. Il ministro Maroni assicura fin d’ora che il problema da risolvere è di natura «urbanistica» e non ha a che vedere con «la libertà di religione». Nel frattempo, ha vita breve la proposta avanzata da Penati, di multare i musulmani che pregano sul marciapiede. «Se vuole multarci, faccia pure - ribatte Shaari -. Avrei preferito che avanzasse proposte positive per risolvere le esigenze di cittadini che lavorano, pagano le tasse e hanno diritto a un luogo di culto». Più diplomatica, ovviamente, il sindaco Moratti: «Quella delle multe è un’idea che si può anche studiare, ma naturalmente vanno studiate anche altre alternative».