Nuova rapina in villa, il Nord sotto assedio

Il sindaco: «Non sappiamo più come difenderci. Lo Stato deve intervenire»

Michele Perla

da Magenta (Milano)

Li hanno costretti a suon di sberle e minacciandoli con delle chiavi inglesi ad aprire la cassaforte, che però era vuota. Un quarto d’ora di terrore ed infine la fuga con 5000 euro in contanti, 40mila fra preziosi e orologi e la Bmw 430 della vittima, abbandonata successivamente quando si sono accorti che era dotata di sistema satellitare. Nella fuga hanno abbandonato anche parte della refurtiva, poi recuperata dai carabinieri. Sono queste le drammatiche sequenze dell’ennesima rapina andata in scena lunedì sera a Magenta, in provincia di Milano, e che ha visto protagonisti tre malviventi dal forte accento straniero, che hanno assaltato la villa di Giampaolo C., notaio con studio ad Abbiategrasso. I banditi sono entrati in azione verso le 21.30; scavalcata la recinzione della villa in via Cavallari, hanno fatto irruzione nell’abitazione del professionista, che era in casa con la moglie e il figlio ventunenne, agendo con decisione e fermezza da veri professionisti. Ed infatti gli schiaffi e le minacce hanno costretto la famiglia a soccombere per evitare il peggio.
Dieci giorni fa, sempre a Magenta, era toccato ad un altro professionista che aveva intercettato i rapinatori sulla porta di casa. Le sue grida riuscirono ad evitare l’irruzione nella villa, ma non una buona dose di botte, il furto della borsa con i soldi e di una costosa Audi. «Ormai questa zona dell’hinterland milanese è fra le più colpite dalla banda delle ville – ha dichiarato il sindaco di Magenta Luca Del Gobbo -, pertanto ho chiesto un incontro urgente con il Prefetto perché si garantisca alle famiglie un clima di maggiore serenità». Sul fronte delle indagini va registrato un successo delle forze dell’ordine che hanno individuato in un campo nomadi di Milano la base della banda ritenuta responsabile, in particolare, delle violente rapine a una famiglia di Aicurzio (Milano) e al parroco di Calco (Lecco). Gli episodi sono avvenuti rispettivamente il 18 e il 25 novembre scorsi; i carabinieri di Monza hanno arrestato Gabriel Catalin Zabratanu, 29 anni, e il fratello Vasile Marin, 20, nomadi romeni residenti ai margini del campo nomadi di via Idro. Gli inquirenti stanno vagliando la posizione di un altro romeno, 48 anni, che è stato fermato, mentre una quarta persona, un romeno di 23 anni, è stata localizzata nel corso della grande battuta organizzata dai carabinieri nella notte tra il 25 e il 26 novembre, ed è stata arrestata mentre cercava di fuggire ad un posto di blocco.
Le indagini e le intercettazioni telefoniche, coordinate dal pool costituito presso la Regione Carabinieri Lombardia proprio per contrastare il fenomeno delle rapine in villa, hanno permesso agli inquirenti di seguire le tracce dei rapinatori sino a localizzarli e a bloccarli, individuando anche la base della banda, una cascina semidiroccata vicino al fiume Lambro, in una zona verde ai margini del campo nomadi dove sono stati rinvenuti i cellulari della famiglia aggredita e malmenata con ferocia ad Aicurzio, e la «Polo» rubata in occasione del colpo.
«Gli autori delle rapine nelle ville di Aicurzio e delle violenze al parroco di Lecco sono romeni che vivevano in una cascina in fondo a via Padova. Questi romeni, come gli autori degli stupri dell'estate scorsa, come quelli che hanno rapito un bimbo di appena 7 anni da uno dei centri di accoglienza convenzionati con il Comune, come quelli che hanno occupato via Adda, fanno parte dei 5.000 nomadi presenti nella sola Milano e che sono un'eredità lasciata dall'ex prefetto Ferrante, il quale ancora oggi si ostina ad affermare la necessità di creare piccoli villaggi diffusi sul territorio – ha dichiarato il vice sindaco, Riccardo De Corato -. Di fronte a persone capaci di simili violenze occorrono interventi decisi per fermarle, altro che villaggi diffusi! E non mi si venga a dire che siamo contrari all'integrazione. È vero piuttosto che nulla si può fare per integrare persone che non hanno alcun rispetto per le leggi del Paese che li ospita e che nulla fanno per entrare a far parte della nostra società, accettandone le regole di convivenza civile», ha concluso De Corato.