La nuova scena britannica? È a Trastevere

Laura Novelli

Situazioni di degrado sociale, di deriva emotiva, di guerriglia intima e interpersonale. Situazioni di oggi. Assolutamente crudeli perché vere e perché capaci di raccontare l’uomo odierno attraverso una lingua che esprime essa stessa disagio e ricerca di approdi (im)possibili. Anche quest’anno la rassegna «Trend. Nuove frontiere della scena britannica», curata da Rodolfo di Giammarco e in programma al Belli da domani sera, tiene fede all’imperativo di sempre - importare da noi quanto di meglio propone la giovane drammaturgia d’oltremanica - ma si presenta al pubblico con un valore, per così dire, «aggiunto».
I tre registi chiamati a dar forma scenica ai testi scelti come corpo centrale del cartellone, Marcello Cotugno, Pierpaolo Sepe e Francesco Saponaro, provengono tutti, infatti, dal vivace panorama della regia partenopea contemporanea e rappresentano voci significative della nuova scena made in Italy. Dunque, due gradi tradizioni teatrali si incontrano sul piccolo palcoscenico trasteverino (già in passato, d’altronde, la vetrina romana ha sperimentato con esiti felici produzioni tese su questo stesso «asse» Napoli-Londra) e quel che ne scaturirà sarà sintomatico di tensioni attuali e, nel contempo, di pratiche sceniche legate in entrambi i casi a storie culturali solidissime. Sta, insomma, proprio nell’incontro-scontro di due civiltà spettacolari così diverse la scommessa più affascinante di questa sesta edizione del minifestival, anche se «non si tratta di prefigurare - spiega Di Giammarco - un match fra due squadre irriducibili, ma si tratta piuttosto di favorire un’osmosi, un’assimilazione ragionata, un connubio epidermico».
Connubio tanto più possibile perché gli artisti e i traduttori in campo sono da tempo impegnati sul fronte della nuova drammaturgia e del dialogo con l’estero. A Marcello Cotugno (reduce dal bel successo raccolto al Piccolo Eliseo con La forma delle cose dell’americano Neil LaBute) spetta il compito di mettere mano (complice la traduzione di Letizia Russo) a Looking at you (revived) again, un testo acre e disincantato del londinese Gregory Motton (autore quarantacinquenne paragonato a Pinter, Ionesco e Beckett) che racconta i ricordi di un uomo stremato dalla vita: un matrimonio come tanti, otto figli portatigli via dagli assistenti sociali, povertà, dolore, solitudine. Forse una lieve speranza di salvezza potrebbe arrivare dall’incontro con una giovane senzatetto, ma basta poco per capire che non sarà così: «I personaggi di L.A.Y.(R.)A. - dice il regista - sono intrappolati, in senso beckettiano, nel loro universo-mondo, e semplicemente non riescono più ad agire, e in quanto statici allevano le “pestilenze” di cui parlava Baudelaire». In scena (da domani al 2 aprile) ci sono Alessia Giuliani (la ricordiamo, bravissima, in Bash sempre di LaBute), Alfonso Postiglione e Gaia Insegna.
I complessi labirinti della memoria balzano in primo piano pure in Debris/Paté di Dennis Kelly (nome di punta dell’ultimo Fringe Festival di Edimburgo) che trova in Pierpaolo Sepe un regista particolarmente sensibile a tematiche e linguaggi forti. Qui, infatti, Kelly ripercorre una vicenda di violenza familiare attraverso i ricordi di due fratelli ormai adulti che, interpretati dagli incisivi Max Malatesta e Roberta Rovelli, tentano di costruirsi un’esistenza a dispetto di quell’infanzia così atrocemente negata. Ma «il ricordo - sottolinea Sepe - non va più via (...). Un padre ubriaco annega nella ripugnanza. Una madre muore davanti alla tv mettendo al mondo una vita dolente, mortificata. Nessun riscatto possibile». Lo spettacolo, in programma dal 3 al 14 aprile, si avvale della traduzione di Gian Maria Cervo.
Sfiora invece ambiti relazionali e psicologici più subdoli e insinuanti Wild east di April De Angelis, cui si dedica Francesco Saponaro con una regia «sospesa tra sorriso e dolore» che chiama in causa un team di attori composto da Paolo Briguglia, Raffaella Lebboroni e Sabrina Venezia (anche traduttrice). La situazione fotografata dalla drammaturga è «apparentemente» delle più comuni: un giovane laureato vorrebbe andare a lavorare in Russia per conto di una multinazionale e si sottopone a un «regolare» colloquio di selezione. Sue interlocutrici sono, però, due donne un tempo amanti e con troppi conti personali in sospeso. «Il gioco si fa sempre più duro - commenta il regista - e questo match a tre finisce per somigliare più ad un campo di sopravvivenza che a un normale colloquio di lavoro» (repliche dal 19 al 30 aprile). Completano il cartellone della rassegna due letture fissate per il 26 marzo e il 18 aprile. Informazioni allo 06-5894875.