La nuova sfida di Forza Italia

Francesco Colucci*

Il passaggio ad un sistema elettorale proporzionale pone, in primo luogo a Forza Italia, una sfida in termini organizzativi. Nel clima culturale e politico che ha caratterizzato la fine della prima Repubblica, il movimento guidato da Silvio Berlusconi è nato e si è affermato con un progetto politico liberale e riformista che, sul piano dell’azione politica, ha saputo coniugare i due elementi più caratterizzanti delle tradizioni del pensiero politico a cui si ispirava: una struttura organizzativa leggera e dinamica ed un programma di riforme concretamente individuate, su cui aggregare il consenso di una coalizione di forze politiche che condividessero l’esigenza di modernizzare l’economia e le istituzioni del Paese.
L’attuazione di un programma di riforme strutturali richiede però tempi lunghi sia per compensare efficacemente l’andamento mutevole della congiuntura economica sia per superare le resistenze inevitabilmente connesse a qualunque cambiamento di prassi e mentalità consolidate. E le difficoltà vanno affrontate in modo costruttivo, alimentando entusiasmi ancora non sopiti ed energie vecchie e nuove attraverso una efficace azione organizzativa.
Il dilemma tra organizzazione di partito e diffidenza antipartitocratica è in un certo senso caratteristico dell’intera storia del riformismo liberale. Ne costituisce una contraddizione intrinseca, nella misura in cui il consenso necessario a sostenere la prolungata azione di governo, che l’attuazione di un programma liberale e riformista richiede, non può essere alla lunga aggregato e mantenuto solo attraverso gli slanci generosi ed estemporanei del movimentismo.
Questo è stato peraltro uno degli elementi che storicamente hanno ostacolato il configurarsi di una forza politica «liberale di massa» e che tende a riproporsi in modo più acuto proprio nel passaggio da un sistema elettorale maggioritario ad uno proporzionale. C’è però un modo nuovo in cui quest’ultimo può essere interpretato e cioè come un’opportunità per la società di entrare nella politica piuttosto che per la politica di rientrare nella società. È in tal senso che il proporzionale può e deve essere gestito, dalla coalizione di centrodestra ed in particolare da Forza Italia, in modo liberale ed aperto al dinamismo sociale, così da essere percepito come una preziosa opportunità per dare un segnale concreto di apertura a quelle personalità di spicco provenienti dal mondo produttivo e delle professioni, dal commercio e dall’imprenditoria, dal volontariato e dalle amministrazioni locali, che costituiscono le energie fresche necessarie per continuare a sostenere il progetto riformista, moderato e popolare, che Forza Italia ha rappresentato ed interpretato in questi anni.
Quale che sia la strategia più adeguata per vincere le prossime elezioni, un elemento appare determinante: la capacità di aggregazione del consenso degli elettori. Ed il consenso si aggrega con la forza delle idee e con l’organizzazione di partito: giornali e televisioni sono importanti per diffondere la conoscenza delle prime ma non consentono di fare sistematicamente a meno della seconda perché le idee - come recita un vecchio adagio - camminano con le gambe degli uomini. In questo si evidenzia la capacità di una forza politica di rimettersi in gioco, guardando al proprio futuro ed a quello del Paese anziché lasciarsi annichilire dai personalismi e dai veti incrociati. È una vecchia tattica massimalista quella di estremizzare le argomentazioni degli avversari politici e di imputarvi secondi fini in modo da minarne la credibilità. Ed a questo vizio antico sembra di poter ricondurre molte posizioni espresse in questi giorni nel dibattito parlamentare e mediatico sulla riforma del sistema elettorale.
In realtà, la differenza più evidente fra i due schieramenti politici contrapposti si evidenzia proprio nel modo di affrontare la novità del proporzionale: mentre l’attenzione del centrosinistra è prevalentemente rivolta verso se stesso, il centrodestra può e deve guardare alla nuova sfida che propone al Paese, confermando che a maggior ragione con un sistema proporzionale l’impegno individuale può essere riconosciuto e valorizzato. Ancora una volta siamo chiamati a far valere l’ottimismo della volontà e l’etica del fare che fin dalle origini hanno animato la proposta politica di Forza Italia.
Un’etica della responsabilizzazione e valorizzazione individuale di chi non si accontenta di rinviare la modernizzazione del Paese ad altre epoche e ad altri uomini ma sceglie attivamente di impegnarsi qui ed ora per migliorare tanto la propria condizione individuale quanto la società in cui vive e le istituzioni politiche che lo rappresentano. «La libertà - ha scritto Arturo Carlo Jemolo - come tutti i beni della vita, come tutti i valori, non è qualcosa che si può conquistare una volta per sempre, ma necessita un lavorio costante di conservazione attraverso lo sforzo di ogni giorno, rendendosene degni, avendo un animo abbastanza forte per affrontare la lotta in questione». La stessa considerazione vale per la democrazia e per il progresso economico e civile di una società, che dalla libertà traggono origine e che nella libertà si sviluppano attraverso l’attività delle istituzioni rappresentative e l'impegno costruttivo di tutti i cittadini.
*Deputato di Forza Italia