«La nuova sigla? Vale già il 27%»

da Milano

«Non mi sorprende il Cav. Io, che fondasse un nuovo partito, me lo aspettavo». Nicola Piepoli ha appena finito il riposino domenicale quando gli cade tra capo e collo la domanda dell’inopportuno cronista: scusi, ma secondo lei quanto vale il Partito del popolo italiano della libertà?
«Esattamente lo stesso di Forza Italia. Gli azzurri si sciolgono al 26-27% e rinascono con la stessa media. È pur sempre il partito di Berlusconi: cambiare nome non significa cambiare platea».
Ne è sicuro? Potrebbe ospitare molti scontenti di altri gruppi, non necessariamente del Polo. O alleati dell’attuale Cdl.
«Ne sono certissimo: alle Europee 2004 quando Ds e Margherita si presentarono uniti in quello che poi è diventato il Partito democratico, avevano il 29% e hanno totalizzato il 31. Eppure Fassino scommise con me sul 35%. Io gli avevo pronosticato il 30. Ho sbagliato di un punto, ho vinto la scommessa, ma aspetto ancora che saldi il debito».
Però attualmente il centrodestra è più avanti nei pronostici, questo sembra scontato.
«Il Polo è al 55% e il centrosinistra al 45%, ma sono voti virtuali. Anche un anno fa l’Unione sembrava avanti anni luce poi ha vinto di un niente. Queste sono proiezioni che lasciano il tempo che trovano».
Ma ora le elezioni sembrano imminenti.
«Macché, si voterà a primavera 2009. Insieme alle Europee. Saranno un centinaio i politici che vogliono tornare alle urne, a fronte di 500 peones del Parlamento che guardano solo alla loro pensione. Quindi staranno lì due anni, sei mesi e un giorno. Non un’ora di più. È un partito trasversale che, da destra a sinistra, guarda al proprio portafoglio, mica alle strategie nazionali».
Eppure sembrano già in atto «trattative» tra partiti e singoli deputati o senatori.
«Solo manovre senza rilievo. Nessuno compra nessuno fino all’aprile 2009».
Intanto Grillo ha lanciato il sasso nello stagno...
«Grillo è uno sfascia-carrozze, lasciamogli sfasciare le carrozze. Certo può aiutare a creare persone alle quali venga voglia di imporsi in politica, ma più di tanto non farà e non può fare per accelerare il ritorno al voto».
Allora non cambierà niente neppure stavolta? Gattopardismo imperante?
«Certo. Per modificare le cose servono cultura, senso di responsabilità dei leader politici e desiderio di fare qualcosa per gli italiani, non per se stessi. Le do un tempo: dieci anni. E io sono un ottimista».