La nuova spedizione dei Mille per rifare il comunismo

Nell’anno delle celebrazioni garibaldine, corriamo il rischio di passare
colpevolmente sotto silenzio una spedizione attualissima di altri Mille. A guidarli, Garibaldi post-moderno, è l’ex senatore Fosco Giannini

Nell’anno delle celebrazioni garibaldine, corriamo il rischio di passare colpevolmente sotto silenzio una spedizione attualissima di altri Mille, altrettanto fieri e ardimentosi. Particolare tenerissimo: anche questi portano la camicia rossa. A guidarli, Garibaldi post-moderno, è l’ex senatore Fosco Giannini, già passato alla storia per l’elogio alla rivoluzione d’Ottobre pronunciato dai banchi di Palazzo Madama, mentre il governo Prodi tirava gli ultimi. Da dove il condottiero parta e dove voglia arrivare, con questa nuova spedizione, è abbastanza chiaro: parte da Rifondazione comunista e vuole arrivare nella Marsala dei suoi sogni, un partito comunista vero, vivo e vegeto. Non come quello attualmente diretto da Paolo Ferrero, “che ormai dimostra chiaramente di non voler costruire un vero partito comunista””. Dunque, come se già fossero un’entità colossale, ennesima scissione all’estrema sinistra. Giannini chiama alle armi i suoi mille (non sono di più) e parte dritto per la madre di tutte le missioni: rifare in Italia un nuovo, autentico, nerboruto partito con falce e martello. Tra le sue camicie rosse, fedelissimi della prima ora come il professor Mario Geymonat (figlio del filosofo Ludovico), lo storico Andrea Catone (che ovviamente non è figlio di Marco Porcio “il Censore”), nonché l’economista Vladimiro Giacchè (giacchè siamo comunisti, facciamoci sto partito). Tenere il passo di tutte le divisioni, le diaspore, i frazionamenti della sinistra storica – di quel che ne resta – sta diventando stressante, anche se divertente. In nome di uno slogan che citano sempre tutti quanti – l’unità della sinistra – ogni giorno si spaccano e si riducono di volume. Neppure Enrico Fermi dividendo l’atomo, neppure La Malfa con il pulviscolo del Pri, sono mai riusciti a tanto. Ma Giannini è deciso: fossimo rimasti solo mille, questa nuova avventura diventerà comunque la futura epopea del comunismo. Se non internazionale, almeno condominiale. Giannini si è già scelto anche il padre tutelare della grande spedizione: Oliviero Diliberto. Questo nome non mi è nuovo. Sì, è proprio lui, a volte ritornano: il segretario del Pdci si è meritato l’investitura di Giannini e dei suoi mille grazie alla proclamata fede nella rivoluzione cubana. C’è solo un particolare fastidioso, però: il nuovo patron, Diliberto, è pappa e ciccia proprio con il vecchio, Ferrero, che i Mille abbandonano delusissimi. Stanno insieme nella Federazione della sinistra. Ironia della storia: Giannini e i suoi Mille rischiano di partire da Ferrero e ritrovarsi, dopo un lungo giro, nuovamente dalle parti di Ferrero. Ancora una volta, i comunisti ortodossi e irriducibili confermano l’antica vocazione: dividersi, partire, scappare, vagare, brancolare, girare su se stessi. E alla fine ritrovarsi al punto di partenza, in preda ai capogiri, per un’affollata assemblea di massa. Dentro un ascensore.