La nuova stagione è come le vecchie

(...) Finora, anche attraverso la più che corretta lettera firmata da Enrico Musso e da molti altri consiglieri di opposizione, si è chiesto a Marta Vincenzi di rispondere, di spiegare il perché non esiste questo conflitto d’interesse, sempre presunto.
Così pure il garantismo insegna a considerare tutti innocenti fino a prova contraria, fino a sentenza passata in giudicato. Non impone di evitare di sollevare un dubbio, magari nella certezza che chi ne è solo sfiorato, saprà dimostrare di esserne molto al di sopra. Eccola qui l’altra differenza. Enorme. Berlusconi, ogni volta che gli è stato contestato il conflitto di interesse, si è offerto di far valutare la cosa ad alcuni saggi, ha proposto leggi, ha accettato modifiche. Poi uno può pensare anche che tutte quelle soluzioni fossero solo apparenza o una garanzia inattaccabile, ma almeno lui si è posto il problema, ha accettato di affrontarlo. Ecco, ieri Marta Vincenzi ha perso questa occasione. Come l’ha persa finora. Ha detto che lei è la sindaca, che resterà tale. Che ha ragione lei e torto gli altri. Punto e basta. Anzi no. Punto e a capo. Perché chi non ci crede è libero di andare in tribunale, così lei potrà controdenunciarlo per calunnia. La Casa della Legalità, che è un’associazione apolitica e cosa assai diversa dalla Casa della Libertà, l’ha intesa come una minaccia neppure troppo velata. Di certo non è la risposta che piace ai liberali. Anche perché di solito è la stessa che la sinistra dà quando l’opposizione solleva questioni più legate alle esigenze della gente. Così la nuova stagione inizia alla vecchia maniera.