Nuova strategia per combattere la guerriglia

Nuovi comandanti, più truppe sul terreno e un nuova strategia per combattere la violenza settaria e l'insurrezione in Irak. È questo il pacchetto di interventi che la Casa Bianca sta mettendo a punto.
Il cambio della guardia anticipato al vertice delle forze in Irak, con il pensionamento del generale Georgey Casey e il previsto ritiro del suo superiore, generale John Abizaid, che guida il Centcom, il comando responsabile per le operazioni in Irak e Afghanistan, è indispensabile perché i due ufficiali hanno detto di non credere molto nell'efficacia di un incremento della presenza di soldati Usa nel Paese. I due ufficiali invece puntavano al trasferimento rapido delle responsabilità per la sicurezza alle forze irachene, accompagnato da una più decisa azione di ricostruzione e da una diversa agenda politica, che coinvolga magari la Siria.
La Casa Bianca non ha condiviso, così come non ha gradito il compromesso offerto dalla commissione Baker e correttamente è intenzionata a scegliere ufficiali con una diversa visione. Al posto di Abizaid dovrebbe andare un «duro», l'ammiraglio William J. Fallon, attualmente responsabile per il Comando del Pacifico. Non ha esperienza irachena e avrà bisogno di qualche tempo per definire una propria linea. Questo aumenta il peso del probabile successore di Casey, il generale David H. Petraeus, che in Irak ha già fatto due turni, è stato responsabile del programma di addestramento delle forze irachene e che attualmente sta sviluppando la nuova dottrina antiguerriglia dell'esercito a Fort Leavenworth.
Petraeus favorisce un approccio non convenzionale e aggressivo nella lotta alla guerriglia, accompagnato però da un’intensa azione di supporto, protezione e sorveglianza in favore della popolazione civile e ha ottenuto in passato ottimi risultati alla guida della 101ª Divisione da assalto aereo. Ora avrà modo di provare le sue teorie sul campo su vasta scala, ma certo ci vorrà un po' di tempo prima che le forze Usa in Irak si adattino al nuovo corso, mentre più facile dovrebbe risultare far accettare le nuove idee ai Marines.
Per dare consistenza alla nuova strategia, la Casa Bianca è disposta a concedere un aumento di truppe: si parla di oltre cinque brigate, quindi intorno ai 20.000 soldati, che sarebbero schierati in massima parte nelle zone calde di Bagdad, ma anche nella provincia di Anbar. Inoltre è prevista un’estensione di qualche mese dei turni in Irak di alcuni dei reparti già in teatro, per un totale di 135.000 uomini, aumentando ancora la massa di manovra.
Se l'incremento della forza sarà solo momentaneo, cioè se i 20.000 soldati in più saranno ritirati dopo qualche mese sarà impossibile ottenere risultati significativi e permanenti. Se invece ci sarà la volontà politica di sostenere uno sforzo sicuramente impopolare, c'è una possibilità di cambiare la situazione.
Ma parallelamente si dovrà migliorare la consistenza, l'equipaggiamento e l'addestramento dell'esercito e delle forze di polizia iracheni. Tuttavia è meglio non aspettarsi miracoli: un incremento di 20.000 soldati non è di per sé risolutivo neanche se sostenuto nel tempo. Probabilmente servirebbe una forza con consistenza almeno doppia, che al momento il Pentagono ha grossi problemi ad assemblare. Ecco perché è importante che la consistenza della componente attiva di Us Army e marine sia potenziata nel più breve tempo possibile.