Nuova tegola sulla Grecia, S&P taglia il rating Ma il governo: "Declassamento ingiustificato"

Nuova tegola in testa in avvio di
settimana sulla Grecia, stavolta dall’agenzia Standard & Poor’s
che ha abbassato da &quot;BB-&quot; a &quot;B&quot; il <em>rating</em> sul titoli di Stato a
lunga scadenza, mentre quelli a breve maturazione finiscono
addirittura in categoria &quot;C&quot;, dal precedente &quot;B&quot;. Il governo greco: &quot;Le decisioni dovrebbero essere basate
su dati oggettivi e non su 'rumor' di
mercato&quot;

Atena - Nuova tegola in testa in avvio di settimana sulla Grecia, stavolta dall’agenzia Standard & Poor’s che ha abbassato da "BB-" a "B" il rating sul titoli di Stato a lunga scadenza, mentre quelli a breve maturazione finiscono addirittura in categoria "C", dal precedente "B". Variazioni comunicate con una nota, in cui peraltro S&P precisa che la Grecia resta sottoposta a esame per possibili declassamenti (CreditWatch). Ma il ministero delle Finanze di Atene non ci sta e denuncia che "il declassamento è ingiustificato".

Il declassamento di S&P "Il declassamento riflette la nostra visione di una crescente impressione tra i creditori chiave dell’area euro verso la Grecia, di rinviare le scadenze sulla restituzione" degli 80 miliardi di euro di aiuti stanziati al paese. Secondo l’agenzia questo potrebbe spingere i governi europei creditori a pretendere rinvii simili anche a carico di tutti i creditori, ovvero i titolari di bond. Anche se l’ammontare del debito venisse lasciato intatto, questa riscadenziazione (ristrutturazione) dei pagamenti minerebbe comunque l’affidabilità creditizia del paese. E in generale in queste situazioni i creditori privati risultano penalizzati rispetto agli Stati.

Atene: "Declassamento ingiustificato" Per il goverrno greco, il declassamento del debito pubblico "arriva in un momento in cui non ci sono stati nuovi sviluppi negativi o decisioni, dopo l’ultima azione da parte dell’agenzia poco più di un mese fa, e quindi non è giustificata". Secondo il ministero delle Finanze, infatti, le decisioni "dovrebbero essere basate su dati oggettivi, su annunci dei politici e su valutazioni realistiche delle condizioni dell’economia e non su 'rumor' di mercato e articoli di stampa. Quando tali decisioni si basano semplicemente su 'rumor', la loro validità è fortemente messa in dubbio".