Nuova versione del «solito» Paolo Conte

Al Carlo Felice sarà il grande di sempre con qualche sorpresa che riguarda i musicisti

Stefania Grazioso

Sul palco del Teatro Carlo Felice, venerdì prossimo, salirà Paolo Conte accompagnato dai suoi due strumenti il pianoforte e la sua voce. Nulla sembrerà immutato rispetto agli spettacoli passati, stessa scenografia, stessa band, ma non sarà così. La casa discografica preannuncia un concerto completamente nuovo, la scaletta è stata cambiata, è stata stravolta. Ai fans spetterà la sorpresa di assistere ad un concerto inedito? In un certo senso sì, ma per rassicurare il pubblico la Concerto Management conferma che la tradizione musicale e artistica del "maestro" Paolo conte non è stata toccata. Lino La Paglia, collaboratore stretto di dell'avvocato musicista, non si sbottona più di tanto: «Paolo riproporrà dei pezzi che non faceva più da tanto tempo, scaletta modificata e riarrangiamenti di molti brani, questa sarà la nuova ricetta del concerto. I musicisti saranno gli stessi di sempre». È inutile insistere, nessuno parla , lo staff invita ad andare al concerto a vedere la nuova versione live di Paolo Conte.
Ma un'indiscrezione scappa: la scena sarà molto movimentata, il pubblico assisterà ad un via vai sul palco dei musicisti che suoneranno vicendevolmente più strumenti, ad esempio Jino Touche, musicista mulatto, lo si vedrà prima al contrabbasso e dopo alla chitarra, Massimo Pitzianti passerà dal pianoforte alla tastiera, alla fisarmonica, fino al-bandoneon e infine al clarinetto e al sax baritono.
Il resto dello spettacolo rispetterà la tradizione dello stile Paolo Conte. Definire il suo stile o lo stesso musicista è una impresa, c'è riuscito al meglio Michele Saran che così lo apostrofò: «Paolo Conte è uno dei più originali cantautori italiani, e di sicuro il più erudito e coerente. Il suo stile nasce dall'accordo tra le ninnananne fantasmagoriche di Leonard Cohen, la sensibilità da cantastorie parigino di inizio '900, le big band jazz di Duke Ellington e Bix Beiderbecke, la sensibilità del song jazz-pop di Hoagy Carmichael e della chanson di Jacques Brel. A questo va di certo aggiunto uno stile erudito di costruzione delle liriche, sempre in bilico tra passioni sfrenate, malinconie di memorie passate, spiriti eleganti e forbiti, immagini traslate spontaneamente verso la sinestesia e il simbolismo da belle epoque, dove a tratti si fa largo un ermetismo schivo».
Tra i pezzi che interpreterà sul palco ci saranno brani storici e un richiamo alla discografia più recente come i brani contenuti nell'ultimo album registrato in studio e pubblicato «Elegia». Un album che si è fatto attendere ben nove anni. È stata l'ennesima conferma che il cantautore è un grande della musica non solo italiana di tutti i tempi. Le sue canzoni avvolgono, come sempre, in un'atmosfera piena di magia. La sua calda voce accompagna questi sentimenti e queste sensazioni.
Più passa il tempo più Paolo Conte diventa sempre più raffinato; i testi sono davvero delle perle musicate, in cui si ritrovano saggezze antiche e nuove e in cui è forte la presenza del passato. Un passato che non pesa, ma al contrario è lì come ricordo, come insegnamento. Un passato raccontato nelle sue canzoni da cui emerge la vena più intensa e malinconica dell'autore come in «Elegia» che è anche il brano più autobiografico di Conte, e «Sandwich man»; «La casa cinese»; «Frisco»; «Chissà»; «Molto lontano»; «Non ridere»; «Il regno del tango»; «Bamboolah»; «La nostalgia del Mocambo»; «Sonno elefante»; «India»; «La vecchia giacca nuova».
Durante il concerto passato e presente si mescoleranno, la musica di ieri a quella di oggi. Comunque sia Paolo Conte continua ad incantare quando fa incontrare la sua musica con le sue parole, perché è sempre difficile capire cosa vedono gli occhi di un artista e da quali affondi nascano le sue opere, l' unica cosa certa è che c'è della poesia in quello che Paolo Conte continua a creare.