La nuova vita di Imelda, stilista di bigiotteria

Fiorisce il mercato nero del celebre champagne e i distributori francesi pensano a limitare le vendite: solo sei bottiglie a cliente

Eleonora Barbieri

Per sé ha già coniato un aggettivo, imitando il destino degli artisti: imeldifico. Stravagante, ostentato, eccessivo. E l’amore per il lusso sfrenato, oltre alla voglia di essere protagonista, non hanno abbandonato Imelda Marcos. A 77 anni, l’istinto suggerisce alla vedova del dittatore filippino Ferdinando di stupire ancora, lanciando una collezione tutta sua. Il suo stile, tutt’altro che essenziale, darà vita a gioielli di bigiotteria, borsettine e scarpe da ginnastica.
Niente a che vedere con i diamanti e le pietre preziose sfoggiati da Imelda tra il 1965 e il 1986, gli anni del governo del marito: gli accessori firmati Marcos saranno tutti a buon mercato. Il suo pubblico - ha spiegato ieri, annunciando il lancio della collezione entro questo mese, sdraiata su un triclinio e circondata di attenzioni come una regina - è quello dei giovani, che non possono permettersi costi esagerati. La scelta del target non è casuale: «La generazione più giovane è più aperta verso mia madre: gli altri hanno troppi pregiudizi nei suoi confronti». Parola della figlia Imee, parlamentare del Congresso, e lei stessa autrice di alcuni pezzi del marchio. Una mossa studiata nei minimi dettagli. Nella tradizione di Imelda. Bellissima, tanto da essere incoronata la «musa di Manila». E così determinata che, negli anni Cinquanta, riuscì a conquistare il futuro dittatore in una decina di giorni. Poi la leggenda: millecinquecento, forse tremila scarpe. Tante che sono riusciti a realizzarci un museo a Marikina, il distretto filippino dei calzolai. Il palazzo dei Marcos era il suo tempio, devoto alla divinità del lusso. «Sono allergica al brutto» ha detto. Non ha mai rinnegato la sua passione senza limiti per gioielli e calzature. Durante i vent’anni del regime, girava il mondo per trovare i modelli preferiti. Quando, nel 1986, la rivolta ha costretto i Marcos all’esilio, la leggenda si è trasformata in accusa. Lei comprava, e il popolo filippino era alla fame. Arrivavano gli aiuti dall’estero, e Ferdinando girava i soldi sui conti di famiglia. Dietro - era il sospetto - c’era soprattutto lei, con la sua bramosia, la sua sete insaziabile. «Se sai quanto sei ricco, non sei ricco davvero. Io, però, non ho alcuna consapevolezza di quanto sia estesa la mia ricchezza».
I filippini, nonostante tutto, l’hanno rieletta. Dopo l’esilio negli Stati Uniti, la morte del marito (nel 1989), le quasi cinquecento accuse formulate dal governo (soprattutto per corruzione), negli anni Novanta Imelda è tornata al suo Paese. Non si è mai rassegnata e i suoi concittadini, anche se le hanno negato la presidenza, l’hanno comunque fatta tornare in Parlamento. I ragazzi che Imelda vuole conquistare non devono ricordarsi nulla: né il regime, né gli eccessi, né l’odio. Quando le guardie entrarono nel palazzo ormai abbandonato hanno frugato anche negli armadi: «Cercavano scheletri - si è vendicata nei ricordi - e hanno trovato solo scarpe, tutte bellissime ovviamente». I conti miliardari erano depositati, in parte, in banche estere. Le 37 valigie strapiene d’oro, diamanti, rubini e smeraldi erano state bloccate alla dogana dai funzionari delle Hawaii. I preziosi ora sono finiti all’asta come «collezione Honolulu», insieme ai gioielli che il greco Demetriu Roumeloites tentò di portar fuori dal Paese per lei. Imelda ama ancora le scarpe: ha una nuova collezione, più contenuta, nella sua casa di Manila. Un Gauguin e un Picasso alle pareti. Non si rassegna. Vuole ancora essere una diva.