Nuova vittoria sul fil di lana il centrodestra insorge: «Decisivi i senatori a vita»

Il provvedimento passa con 161 sì, il Polo urla «Vergogna» contro la Montalcini, Andreotti, Colombo e gli ex presidenti Cossiga e Ciampi

Fabrizio de Feo

da Roma

L’Unione tiene sul decreto fiscale e respinge le pregiudiziali di costituzionalità avanzate dal centrodestra. Un verdetto ottenuto, come al solito, sul filo sottile della maggioranza ristretta di cui gode il centrosinistra a Palazzo Madama e viziato da polemiche violentissime sull’apporto dei senatori a vita.
Il via libera alla discussione arriva con 154 voti favorevoli e 160 contrari. La maggioranza richiesta era di 158. Neppure il tempo di far apparire sul display l’esito della votazione che parte la contestazione contro i senatori a vita (ne erano presenti 5 su 7), tutti schierati nel loro voto con il centrosinistra. È Francesco Storace a dare il «la», urlando: «Viva i senatori a vita. Vergogna». Un applauso ironico si leva subito dai banchi del centrodestra contro Carlo Azeglio Ciampi, Francesco Cossiga, Rita Levi Montalcini, Emilio Colombo e Oscar Luigi Scalfaro. A quel punto parte anche un coro, «vergogna» che vede tra i più attivi gli azzurri Gaetano Quagliariello, Paolo Guzzanti e Ombretta Colli. Immediata la replica della maggioranza: «Abbiamo avuto uno scarto tale che anche se i senatori a vita non fossero venuti avremmo vinto comunque - sostiene Anna Finocchiaro -, ancora una volta la loro spallata è stata rinviata dalla compattezza della maggioranza». Argomento non peregrino visto che l’assenza di tre senatori del centrodestra aveva reso non decisivo il voto dei cinque senatori a vita. A tentare di sedare gli animi interviene il presidente del Senato, Franco Marini. «Sono senatori come tutti gli altri. Hanno diritto e libertà di voto come garantito a tutti» sostiene il numero uno di Palazzo Madama. Nel frattempo inizia «l’indagine» tra i parlamentari della Cdl per individuare gli «assenti momentanei» del centrodestra. C’è una univoca indicazione per due: Alfredo Biondi di Forza Italia, intervenuto a fine seduta per spiegare che era in infermeria per un prelievo non rinviabile, e Giuseppe Leoni della Lega. Giallo sul terzo assente che alcuni attribuiscono ad An anche se il capogruppo, Altero Matteoli, precisa che i suoi 41 senatori erano tutti presenti. Vota con la Cdl, invece, il presidente della commissione Difesa, Sergio De Gregorio, fuoriuscito dall’Italia dei Valori, come conferma il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani. «Con De Gregorio siamo 157 a 158, ma visto che il presidente Marini non vota siamo pari. Sono i senatori a vita che salvano il governo» protesta Schifani.
La Cdl, in ogni caso, non demorde e punta a serrare le fila per tentare di dare la «spallata» al governo, contando su qualche assenza e defezione nei banchi della maggioranza nelle prossime votazioni. Anzi il centrodestra avverte che non sarebbe tollerabile che sul decreto il governo ponesse la fiducia, come invece sembra accertato avverrà alla Camera sul testo della Finanziaria. Per Forza Italia l’eventuale ricorso alla fiducia sarebbe «un gesto di prepotenza, ma anche di debolezza politica» e ancora «l’ennesimo blitz di questa maggioranza contro la democrazia parlamentare». La Cdl, riferisce Schifani, presenterá non più di 100 emendamenti al decreto fiscale «proprio per non fornire alcun alibi al governo». Ma il ricorso alla fiducia è tutt’altro che escluso come conferma il diessino Antonio Cabras, secondo cui questa potrebbe essere posta nelle votazioni di venerdì o martedì prossimo perché «si deve andare avanti velocemente, realizzando la manovra economica del governo».