Nuova Zelanda, paura per i minatori

Quarto giorno dall'esplosione nella miniera di carbone di Pike River: nessun segnale dai 29 minatori dispersi. Il premier: "Ci sono buone probalitità che siano vivi". Bloccati i soccorsi

Auckland - Quarto giorno dall'esplosione nella miniera di carbone di Pike River, in Nuova Zelanda, e ancora nessun segnale dai 29 minatori dispersi: il premier neozelandese John Key rassicura, "ci sono buone probalitità che siano vivi". Anche per oggi, le autorità non prevedono di dare luce verde ai team di soccorritori per calarsi nelle fauci della miniera - che si snoda per 2,5 chilometri in orizzontale sotto la montagna - perché il rischio di una seconda esplosione causata dal gas è ancora alto.

L'operazione di salvataggio La decisione destinata ad accrescere ulteriormente l'angoscia e la rabbia dei familiari dei minatori, che non accettano il procedere a rilento dei soccorsi e si dicono pronti a "fare da soli". "L'operazione di salvataggio deve iniziare oggi", ha detto il sindaco del distretto, Tony Kokshoorn, annunciando che i soccorritori tenteranno nelle prossime ore di calare una camera nel pozzo di areazione che stanno realizzando, mentre è per ora escluso l'uso di robot - l'esercito ne fornirà comunque almeno uno -, che potrebbero innescare una esplosione. "Le famiglie hanno bisogno di sapere che qualcosa si muove, siamo disperati", ha aggiunto Kokshoorn, citato dai media locali. "Se mi lasciassero fare, andrei giù da solo, non ho paura di nulla. Andrei, gas o non gas", ha detto il padre di Zen Drew, 21 anni, uno dei dispersi.

Le persone intrappolate Dei 29 minatori, 24 neozelandesi, due britannici, due australiani e un sudafricani, non si hanno notizie da oramai 65 ore. Tra loro, raccontano i media locali, ci sono Malcolm Campbell, uno scozzese di 25 anni che si deve sposare con la fidanzata Amanda il prossimo 18 dicembre; Terry Kitchin, che aveva finito di lavorare prima dell'esplosione ma ha optato per due ore di straordinario; Brendon Palmer, che ha incrociato il padre, anch'egli minatore, mentre usciva dalla miniera pochi minuti prima dell'esplosione; Josh Ufer, 25 anni, fidanzato con Rachelle, incinta di tre mesi. Secondo la Bbc, ciascuno di essi, al momento dell'esplosione, aveva a disposizione una bombola di ossigeno con una capacità di 30 minuti, abbastanza per raggiungere i magazzini di ossigeno collocati nella miniera.

L'aria nei condotti I soccorritori stanno pompando aria nei condotti: l'ossigeno nella miniera, ha confermato il premier Key, dovrebbe bastare a farli sopravvivere. I minatori dovrebbero poi avere a disposizione acqua, mentre sarebbero sprovvisti di cibo. Man mano che le ore passano, le famiglie dei 29 ricevono messaggi di solidarietà da tutto il mondo, da Barack Obama fino al principe William. Alcuni dei 33 minatori cileni miracolosamente tratti in salvo dalla miniera di San José lo scorso ottobre pregano per la loro sorte: "Speriamo con tutto il nostro cuore che l'operazione di soccorso abbia successo". In Cile ci vollero 17 giorni prima di ricevere un messaggio da minatori intrappolati: "Speriamo che finisca allo stesso modo", ha detto il premier Key. E intanto monta l'apprensione anche in Cina: 28 minatori sono dati per dispersi dopo l'alluvione che ha inondato una miniera di carbone di Batian, nella provincia del Sichuan. Anche da loro, ancora nessun segnale.