Nuove bande, in città arrivano i Trinitarios

GLI ADEPTI Sono circa 50, hanno fra i 12 e i 17 anni, molti sono già schedati dalle forze dell’ordine

Una nuova «pandilla» si sta affacciando nel già agitato e confuso arcipelago delle baby gang sudamericane e affonda nelle sue radici nelle carceri statunitensi dove i detenuti di origine domenicana fondarono questa sorta di società di mutuo soccorso chiamata Trinitaria da «Dio, Patria e Libertà». Gli adepti si fanno chiamare Trinatarios, si salutano agitando tre dita della mano e hanno già cominciato a scontrarsi con le altre baby gang, i Forever, Chicago, New York, Commandos, Ms 13 e Ms 18 a colpi di spranghe, catene e machete.
L’universo della bande giovanili in città è infatti in costante movimento e non è facile capire chi vince e chi perde, chi comanda e dove. All’inizio c’erano i «Latin Kings«, pandilla «storica» fondata negli anni ’40 a Chicago tra immigrati sudamericani, in particolare ecuadoregni. È la banda più «longeva» perché la prima a dotarsi di una rigida struttura gerarchica con leader locali cui fa capo un unico «Rey» a Chicago. A Milano cominciano a farsi notare una mezza dozzina di anni fa. Marcano il territorio con corone a cinque punte, simbolo del gruppo, terrorizzano i connazionali, vittime di rapine ed estorsioni, alimentano piccoli traffici di droga. Sono estremamente feroci nelle prove iniziatiche e cominciano subito con i regolamenti di conti, compaiono i coltelli e molti ragazzi vengono feriti, anche gravemente. Arrivano a contare circa 150 adepti quando, nel giugno del 2006, la squadra mobile, allora brillantemente diretta da Vittorio Rizzi, arresta una trentina di giovanissimi e sgomina la gang.
Dopo questa operazione i Latin kings si dissolvono, ma alcuni membri danno vita ad altre formazioni minori: Fover, Chicago e New York. Mentre all’orizzonte, come l’aumentare dell’immigrazione latinoamericana, iniziano a comparire altre bande «etniche» come i Commando peruviani e i Mara Salvatruca 13 e 18 salvadoregni. Attualmente si può calcolare che ogni banda non superi le 30/50 unità, arrivando in totale a non più di 300 giovani, 150 già schedati.
E ora ecco i Trinitarios da «Trinitaria», gruppo politico per l’indipendenza da Haiti fondato nel 1838 a Santo Domingo. Il nome è poi ripreso negli anni ’80 nelle carceri degli Stati Uniti dai detenuti domenicani quando creano questa pandilla per difendersi dalle altre gang. A Milano compaiono l’anno scorso e vanno ad aggiungersi al già variegato mondo della bande latine, da cui non si differenziano molto a parte il saluto con le tre dita: Dio, Patria e Libertà. Sono una trentina, giovani, età media 15/17 anni, con punte di 12 e 13 anni. Vestono hip hop, sono molto violenti, hanno gran spirito di gruppo, vivacchiano di furti e rapine e cercano di prendere un territorio da difendere poi con estrema ferocia dalle altre bande. Come dimostrano le tante risse e i tanti feriti, soprattutto fuori dalle discoteche sudamericane, finora liquidati dalle autorità di polizia, forse con troppa leggerezza, come «fatti episodici e isolati».