Le nuove città made in Cina

Il mercato del tessile è crollato
grazie ai cinesi ultimi arrivati,
prima sfruttati ed ora già integrati
per il «trionfo del proletariato»
adesso loro cucion giorno e notte
senza orari decenti, senza ferie.
Paghe da fame, neanche l’ora d’aria
neppure l’assistenza sanitaria.
E di difendere le questioni serie
il sindacato se n’è occupato.
Dice: ma ’sti cinesi sono troppi:
ottengono licenze senza intoppi!
Ma questo vorrei chiedere ai pratesi:
chi gli ha venduto a botte di milioni
senza pensare, a ’sti «poveri cinesi»
telai meccanizzati, capannoni?
Questi soldoni, qualcuno se li è presi!
Negli striscioni scrivete: «Giù le mani
il Governo si svegli, ci difenda.
Il lavoro va dato agli italiani.
Drastiche decisioni adesso prenda»
L’unica cosa ormai da fare è questa:
cambiare nome alla città di Prato
l’adeguamento alfine va trovato,
vi suggerisco questo: «C’han ciù la to».