Le nuove frontiere del sesso tra jogging e lucciole da tram

Per evitare controlli e multe le prostitute cambiano luoghi e strategie: si lavora tra la folla senza farsi notare. A Roma si fingono turiste, a Milano battono persino sui mezzi pubblici

Il «maratoneta» ha la faccia qualunque di Dustin Hoffman. Corre inosservato, tuta o calzonzini, grasso o magro, alto o basso. Impiegato, operaio, studente, dirigente. Comunque anonimo. Salutista.

Correre sulla montagnetta di San Siro, cresciuta nei decenni e persino divenuta verde sui cumuli delle discariche di materiali edili, presenta però qualche «vantaggio». Altro che le tappe di ristoro della «Stramilano», dove al massimo ci si riprende con un pezzo di grana e un succo d’arancia. Da queste parti la corsetta dei «sempreinforma» propone itinerari decisamente più piccanti. Qui lo chiamano jogging-love. Basta fermarsi per prendere fiato nel posto giusto. L’italico acronimo potrebbe esssere «Uud»: unire l’utile al dilettevole.

Le multe fissate dalla Moratti e dei vari borgomastri di mezz’Italia, non hanno cancellato il mercato del sesso pagamento. Solo lo hanno trasferito. Via lo scempio delle ignude dalle strade, eccolo riapparire, dove meno te l’aspetti. Laddove vigili e polizia si notano di rado, e soprattutto luoghi in cui nemmeno una moglie sospettosa penserebbe di andare a controllare. «Mio marito? È andato a correre...».

La pausa dell’allegro «maratoneta» invece si consuma dietro un cespuglio. Infrattato, tra un battito cardiaco e l’altro, con una prostituta. Giovane, bella, dell’Est, e soprattutto di basso costo. Trenta euro, non c’è nemmeno bisogno di portarsi appresso il portafoglio, o un noioso marsupio. Dicono di far quattrini a palate le lucciole della zona, la maggior parte romene. Anche loro travestite da atlete. Un paio di fuseaux, scarpette da ginnastica, ma rossetto, fard e mascara in dosi industriali. Tra le più gettonate dicono ci sia una tale Marinela, 22 anni, romena di Urseni. «Corrono e poi si fermano da me, anche quelli con il pancione». Si concorda sul prezzo e quindi ci si addentra di una decina di metri, dietro a un cespuglio non lontano dalla strada principale. «Siamo economiche. Con 30 euro fai tutto e nessuno va via scontento. Anzi, ritorna in famiglia a passo veloce». Sudato e felice.

Ma nella Milano dei divieti, così come nel resto di ciò che rimane del gaudente Paese, gli escamotage a luci rosse aprono di giorno in giorno nuove frontiere.

Sempre sotto lo sguardo, magari amaro, della Madonnina, basta salire su un tram per trovare la trasgressione. Linea «12», una per tutte. Parte da Roserio, approda nella zona di Paolo Sarpi. Un euro di biglietto ed è un po’ come entrare in un bordello. Basta conoscere giorni e orari. Sabato e domenica pomeriggio si va sul sicuro; nei feriali dalle 11 del mattino alle 4 del pomeriggio. Qui, ci sono «passeggere» insospettabili al «lavoro». Occhi a mandorla, abiti succinti e tacchi. Cinesi. Si fanno notare, parlano poco l’italiano, ma quel che basta per l’abbordaggio. Un’occhiatina, due, un sorriso. Anche loro si comprano con poco. Una trentina di euro. Quaranta al massimo. Hanno camerette pronte per i clienti nella tratta che scorre lungo via Mac Mahon. Fermata con sosta. Poi si riparte. Finora di ciò accade sui mezzi dell’Atm se ne sono accorti solo passeggeri e qualche autista. E poi come dimostrare il «reato»? La coppietta di turno si conosce sul tram, scende e se ne va. Altro che multe da 450 per prostitute e quei «pirla» di clienti usi ancora ad accostarsi ai marciapiedi.

A Mestre, provincia di Venezia, per battere la concorrenza, quattro fantasiose cinesi avevano inventato «il bordello della pausa pranzo». In pieno centro. Le ragazze lavoravano 24ore su 24 e applicavano tariffe particolarmente vantaggiose ai clienti che le andavano a trovare nella pausa pranzo. Insomma come con i ticket restaurant.
I clienti? Tutta gente più che rispettabile, avvocati, ingegneri, impiegati in uffici non distanti dalla casa di piacere. Le ragazze pubblicizzavano le loro prestazioni su giornali di annunci locali. «massaggi relax durante il break di mezzogiorno».

A Roma l'ordinanza del sindaco Gianni Alemanno è chiara: multe salate per clienti e per chi è sorpreso a esercitare il mestiere per strada. Così ecco le prostitute organizzate di conseguenza. Sono migrate nel centro storico con strategie di marketing degne di nota. Si muovono tra via Cavour, la zona del Pantheon e Piazza Navona. Niente più schiamazzi. Profilo basso, sguardo rapido, un ombrellino che si apre e si chiude, messaggi degli occhi. Il contatto non avviene più a voce ma a vista. Ad un cenno di intesa fuori il bigliettino da visita con nome e il numero di telefonino. Lei se ne va, lui le telefona dopo qualche minuti. Anche qui, alla faccia del «proibizionismo». Aumentano solo i costi, perchè ci sono ora gli appartamenti da pagare. Non più incontri in macchina ma in locali condivisi con altre colleghe.

Il panorama offre di tutto. Senza troppi rischi per chi si avventura. Sul campione di prostitute «casalinghe» individuato dopo aver letto gli annunci pubblicati su quotidiani e portali web si scopre che il periodo della giornata in cui si concentrano maggiormente gli appuntamenti a luci rosse non è più la notte (10%), ma nemmeno la sera (16%), che restano appannaggio quasi esclusivo delle «lucciole» da marciapiede. E si scoprono le abitudini degli italiani.