Nuove liquidazioni, disco verde dal governo

Le imprese verranno compensate con l’accesso a un credito bancario a tassi agevolati. E l’immissione sul mercato di 12 miliardi darà respiro all’economia

Gian Battista Bozzo

da Roma

Dall’1 gennaio del 2008, ogni lavoratore del settore privato potrà destinare il proprio Tfr annuale a forme di pensione integrativa. Nonostante una vigilia agitata e i diversi slittamenti delle scorse settimane, il Consiglio dei ministri ha varato definitivamente la riforma Maroni che completa il riordino delle pensioni. Il rinvio di due anni - dall’1 gennaio prossimo a quello del 2008 - servirà alle imprese, soprattutto a quelle di minore dimensione, per prepararsi allo smobilizzo dei fondi delle liquidazioni usati finora come fonte di autofinanziamento. Alle aziende più piccole sarà concessa, con tutta probabilità, una ulteriore moratoria fino all’1 gennaio 2009. Nessuna modifica, invece, per quanto riguarda il punto controverso delle assicurazioni.
È Giulio Tremonti l’autore della proposta che sblocca fin dal primo istante la riunione di governo a Palazzo Chigi. Grazie allo slittamento di due anni, il ministro dell’Economia acchiappa tre piccioni con una fava: consente l’approvazione della riforma; offre ventiquattro mesi di tempo per la messa a punto di qualche tecnicalità del provvedimento; e porta a casa una somma non marginale (620 milioni di euro nel biennio), dapprima destinata a finanziare l’operazione Tfr, che potrà rivelarsi invece preziosissima per ricucire qualche strappo nella legge finanziaria. Mario Baccini, il ministro Udc che aveva frenato alla vigilia, ha approvato il provvedimento; tre ministri (Miccichè, La Loggia e Pisanu) si sono astenuti. Silvio Berlusconi conferma di non aver partecipato al voto, essendo azionista di una importante compagnia d’assicurazioni, ma esprime ugualmente la propria soddisfazione per l’intesa raggiunta a Palazzo Chigi.
Per Tremonti, la riforma pensionistica italiana - completata dall’intervento sul Tfr - è «fra le migliori dell’Unione europea, e rappresenta un successo del governo Berlusconi, laddove avevano fallito i governi Prodi e D’Alema». La riforma si è fatta «non per prendere voti, o per prendere soldi - osserva il ministro dell’Economia - ma per garantire al Paese stabilità, sicurezza e fiducia». Il rinvio al 2008, anno in cui entrano in vigore anche le nuove regole sul pensionamento a 60 anni, consentirà alle imprese di «attrezzarsi», dice ancora Tremonti, che vede anche segnali positivi sul fronte dell’economia.
Da parte sua, Roberto Maroni annuncia che riprenderà imediatamente il dialogo con l’Ania, l’associazione delle imprese assicurative che ha finora avversato la parte della riforma che esclude le compagnie dalla cosiddetta «portabilità» (il trasferimento dell’intero flusso Tfr, compreso quello a carico del datore di lavoro, in un fondo previdenziale privato aperto). Secondo il governo, la riforma offre spazi a tutti, anche alle assicurazioni private, nel nascente mercato della previdenza complementare di massa: il solo flusso del Tfr è pari, infatti, a 13-14 miliardi l’anno.
Il Consiglio dei ministri ha anche esaminato, e rinviato alla Camere per il parere che precede la definitiva approvazione, il decreto sulla «totalizzazione» dei contributi previdenziali. Chi, nel corso della vita lavorativa, ha versato almeno 5 annualità di contributi pensionistici a diversi enti (Inps, Inpdap, casse privatizzate, eccetera) o in diverse gestioni dello stesso istituto, potrà totalizzare i diversi periodi contributivi in un’unica pensione. Ogni ente sarà tenuto a pagare, pro quota, la pensione.