Nuove occasioni per i migranti della letteratura

Sabato scorso si è chiuso a Torino il convegno del Premio Grinzane Cavour «Il Deserto e Dopo», dedicato alla letteratura africana dall’oralità alla parola scritta. Tra gli autori, originari dall’Africa, Usa e paesi postcoloniali, erano presenti anche alcuni scrittori africani che vivono in Italia e scrivono in italiano.
«Si è trattato di un evento importante, organizzato molto bene e di qualità - ha dichiarato Paul Bakolo Ngoi, scrittore e giornalista congolese che vive e lavora a Pavia, presente al convegno in qualità di osservatore -. Gli scrittori africani tradotti in Italia erano ben rappresentati. Mi piacerebbe però che in futuro fosse dato un maggiore spazio anche a tutti gli scrittori immigrati in generale che scrivono in italiano. Sono molti di più di quanto si possa immaginare, ma non sempre hanno gli strumenti per farsi conoscere e apprezzare. La stessa Milano, ma penso anche alla Lombardia, dovrebbe dare loro più visibilità. Faccio un appello alle istituzioni: mettiamo insieme le nostre forze e creiamo un evento di rilievo su questo tema».
Intanto, mentre a Roma nascono progetti come il «Cantiere delle storie - Voci dell’immigrazione» dedicato alla scoperta e valorizzazione di talenti creativi nell’ambito delle comunità degli immigrati in Italia, anche a Milano si svolgono iniziative simili, forse più dispersive, di certo poco pubblicizzate. Lo scorso 13 gennaio si è svolta a Milano la presentazione del volume «Letteratura Nascente» di Raffaele Taddeo, un testo sull’importanza della scrittura conquistata a fatica da chi è approdato nella nuova terra. Negli ultimi tempi si va tuttavia sempre di più consolidando uno zoccolo duro di «migrant writers» protagonisti sul territorio. Sono tenaci e si stanno facendo sempre più notare dalla critica letteraria. Bisogna capire se l’interesse nei loro confronti è dovuto al riconoscimento del loro talento o semplicemente a un fenomeno di tendenza fine a se stesso. Il discorso merita di essere approfondito.