Nuove prove contro Saddam per la strage di sciiti a Dujail

I periti confermano: sono dell’ex raìs le firme sulle 148 condanne a morte

da Bagdad

Sono di Saddam Hussein le firme con cui vennero condannati a morte nel 1982 i 148 sciiti di Dujail, per il cui massacro l’ex raìs è alla sbarra. Lo dimostrano le perizie calligrafiche eseguite sui documenti agli atti del processo, che vede imputato l’ex dittatore e altri sette gerarchi del deposto regime, ripreso ieri dopo una pausa chiesta dal giudice per permettere agli esperti di autenticare le firme in questione. La sessione di ieri si è aperta con l’annuncio delle conclusioni dei periti. «Gli esperti hanno controllato - ha dichiarato il giudice Raouf Rashid Abdel Rahman, il curdo che presiede il Tribunale speciale iracheno - e hanno autenticato anche la firma di Saddam Hussein su documenti allegati che sono stati presentati a loro carico dall’accusa». Rahman non ha rivelato il contenuto di questi documenti, ma ha indicato che provenivano dal Consiglio del comando della rivoluzione, massima istanza del «vecchio regime» presieduta da Saddam. Questi documenti, per l'esattezza tre, riportano date che vanno dal 1982 al 1984, corrispondenti alla repressione di Dujail, villaggio sciita a nord di Bagdad. In tutto, 148 abitanti furono condannati a morte e giustiziati, a seguito di un fallito attentato al convoglio presidenziale.
Dopo una breve pausa, il giudice ha aggiornato il processo fissando la prossima udienza per il 24 aprile, e ha spiegato che l’accusa aveva richiesto la verifica della firma di uno degli imputati da parte di cinque esperti. L’accusa vuole essere sicura dell’autenticità dell’unico documento di cui dispone firmato da Mezhar Abdallah Roueid, responsabile a Dujail del disciolto partito Baath. Lunedì, gli esperti avevano accertato l’autenticità di firme dell'ex presidente e di alcuni dei suoi coimputati su documenti relativi al massacro, ma la difesa aveva respinto le loro conclusioni e il giudice aveva dato loro due giorni per riformularle. Gli avvocati hanno preteso esperti stranieri, perché quelli incaricati di valutare i documenti presentati dall’accusa sono legati alle autorità.