Nuovi cardinali, l’Italia è più forte

Ventiquattro nuovi cardinali, 20 dei quali con meno di ottant’anni (e dunque votanti in un eventuale conclave), più quattro ultraottantenni. Un’«infornata» cardinalizia con gli italiani e i curiali che fanno la parte del leone, come non accadeva da tempo, ma che registra anche la sorpresa di una valorizzazione dell’Africa, alla quale vanno ben quattro berrette rosse. Qualche esclusione destinata ad attirare l’attenzione.
Benedetto XVI ha annunciato ieri la lista dei nuovi cardinali che riceveranno il cappello il prossimo 20 novembre. L’elenco conferma l’anticipazione pubblicata sul Giornale di ieri. Gli italiani sono otto (Amato, Monterisi, Baldelli, Sardi, Piacenza, De Paolis, Ravasi e Romeo). Mancano il nome del nuovo arcivescovo di Torino Nosiglia ma anche quello dell’arcivescovo di Firenze Betori, a motivo della regola di escludere i candidati il cui predecessore avesse ancora meno di ottant’anni, fatta valere però in modo insolitamente ferreo, dato che nel caso di Firenze (come pure in quello di Toledo, pure esclusa) il predecessore è sì ancora relativamente giovane ma ha lasciato la diocesi perché nominato a capo di un dicastero della Curia romana e dunque conserva il titolo di emerito per pura forma.
I curiali votanti sono in tutto 10, oltre agli italiani ci sono l’africano Robert Sarah, da pochi giorni presidente di Cor Unum (il suo predecessore, Josef Cordes, attese invece 12 anni la porpora), e lo statunitense Raymond Leo Burke. Dieci invece i porporati arcivescovi delle diocesi del mondo, sei delle quali del Terzo mondo. Tra questi la sorpresa è l’Africa (ottengono la porpora l’egiziano Antonios Naguib; Medardo Joseph Mazombwe, emerito di Lusaka; Laurent Monsengwo Pasinya, di Kinshasa). La vera novità è che per la prima volta vengono nominati due cardinali emeriti ancora votanti - è il caso del già citato Mazombwe, e dell’ex arcivescovo di Quito, in Ecuador, Raúl Eduardo Vela Chiriboga - preferiti al posto dei loro successori che attualmente guidano quelle Chiese. Non va poi sottovalutato il fatto che entrano nel collegio cardinalizio due nuovi porporati particolarmente sensibili alla liturgia tradizionale: l’americano Burke e l’arcivescovo di Colombo Malcom Ranjith, già segretario della Congregazione del culto e unico asiatico nella lista.
Il prossimo novembre, dunque, gli elettori di un eventuale conclave saranno 121, di questi 25 sono italiani e 62 sono europei. L’alto numero di nuovi porporati del Belpaese, dovuto in questo caso al fatto che molti di loro occupavano incarichi tradizionalmente cardinalizi, fa pensare che aumentino le possibilità di eleggere, in futuro, un Papa italiano.