«Nuovi centri contro l’assalto dei clandestini»

Fra le varie ipotesi c’è anche l’ampliamento di via Corelli

Sabrina Cottone

«Sono favorevolissimo a nuovi centri di permanenza temporanea, purché siano temporanei». Gabriele Albertini garantisce la disponibilità del sindaco di Milano ad aprire un nuovo centro per facilitare le espulsioni di clandestini. Secondo gli ultimi dati forniti dalla Caritas, in città vivono almeno centomila extracomunitari irregolari che, in base alla Bossi-Fini, dovrebbero essere espulsi dal Paese. A Milano c’è un solo centro di permanenza temporanea, quello di via Corelli, in grado di ospitare appena 200 persone per il lasso di tempo necessario agli accertamenti per procedere all’espulsione, fissato dalla legge in 60 giorni. «È evidente che la presenza di cpt è al di sotto delle richieste e delle necessità, tanto più se il centro di via Corelli viene utilizzato anche per i rifugiati» osserva il sindaco.
Albertini ha più volte sottolineato che il numero di extracomunitari rende la situazione ingestibile e lancia ancora l’allarme, concentrando l’attenzione sui flussi provenienti dalla Romania: «Ogni giorno partono da Bucarest pullman carichi di gente diretti al centro nomadi di via Capo Rizzuto. Se si fa la somma delle persone che arrivano via terra, è superiore alla quantità di gente che arriva con le navi nei porti del Sud». Per contrastare questa situazione, i centri sono troppo pochi: «Nel Nord Ovest c’è solo quello di via Corelli a Milano e uno ancora più piccolo a Torino». Da qui la convinzione che un nuovo cpt sia necessario.
La decisione tocca al ministero dell’Interno e al prefetto, ma la disponibilità e anzi la richiesta di Palazzo Marino di ospitare nuove strutture è un segnale politico rilevante. «La situazione a Milano è esplosiva perché siamo la capitale europea dell’immigrazione clandestina» sostiene il vicesindaco, Riccardo De Corato, che nelle prossime settimane intende sollevare la questione in giunta. De Corato ha inviato una lettera all’assessore al Demanio, Diego Sanavio, chiedendogli di individuare le aree adatte per l’istituzione di un nuovo centro anti clandestini. «Siamo assolutamente favorevoli, purché servano ad applicare la Bossi-Fini e a garantire le espulsioni» spiega l’assessore. Gli uffici del Demanio hanno già proposto un’area, ma Sanavio aspetta di avere un ventaglio di proposte per valutare le possibili alternative. «In ogni caso si tratterebbe di stabili dismessi di edilizia comunale in zone senza abitazioni intorno», precisa De Corato.
Sono allo studio anche altre ipotesi, come l’utilizzo di ex caserme in disuso dei vigili del fuoco o della polizia. Oppure c’è un’altra possibilità illustrata dal vicesindaco e cioè l’ampliamento del centro di via Corelli, che sorge su un’area demaniale molto estesa. «Chiederemo quanto prima al prefetto di esplorare la fattibilità di questo progetto» annuncia De Corato. Il vicesindaco non sembra preoccupato dalle reazioni degli abitanti del quartiere. Al contrario è convinto che la presenza del centro abbia creato maggiori condizioni di sicurezza: «In via Corelli lasciano le porte aperte perché c’è più polizia che in tutta Milano e i primi a esserne contenti sono i cittadini che ci abitano». Ad allarmare De Corato sono invece le condizioni in cui è costretta a lavorare la Croce Rossa, perché «i volontari vengono regolarmente attaccati».
La proposta di un nuovo centro come via Corelli non piace all’opposizione. «Sono assolutamente contraria» dice la diessina Marilena Adamo. E chiede di ripensare l’intera politica sull’immigrazione.