«Nuovi criteri per scegliere i pm Sì a formazione ed esame finale»

Bongiorno: «Così valuteremo l’attitudine a istruire un processo e a giudicare»

da Roma

Onorevole Bongiorno, quali caratteristiche dovrà avere la riforma della giustizia del Pdl per essere organica e radicale?
«Dovrà essere un riforma che marcia su un doppio binario: da un lato, elaborando interventi diretti a ridurre i tempi dei processi senza ridurre le garanzie dell’imputato; dall’altro, occupandosi dei protagonisti del sistema penale: avvocati e magistrati continuano a essere reclutati con sistemi inadeguati».
Il centrodestra riuscirà ad attuare, come annunciato, la separazione delle carriere?
«Per cultura, sono da sempre favorevole alla separazione delle carriere, ma si possono trovare anche soluzioni intermedie. Esiste tuttavia un problema a monte: le modalità di reclutamento dei magistrati. Nella mia professione ho incontrato magistrati di eccezionale valore: alcuni mi hanno dato torto, ma mi hanno dato anche la garanzia di una sentenza pronunciata con serenità perché basata su un attento studio delle carte. Le attuali modalità di reclutamento purtroppo permettono l’accesso alla magistratura anche a magistrati che non offrono questa garanzia. Allora la priorità diventa la selezione, ancor prima della separazione».
Condivide l’idea di Bossi di far eleggere i giudici?
«No, è troppo lontana dalle nostre tradizioni. Credo che si dovrebbe prevedere una doppia selezione. Il buon magistrato non dev’essere solo un teorico del diritto, deve anche saper applicare la legge. Ecco perché dopo una prima selezione servirebbe una formazione presso gli uffici giudiziari e solo successivamente un esame finale. In questo modo, il giovane potrebbe essere valutato anche per le sue specifiche attitudini a giudicare o istruire un processo».
Riforma dei codici: quali interventi sono necessari?
«Occorre recuperare la concentrazione e l’immediatezza del dibattimento. È importante intervenire sul regime delle nullità, delle notifiche, delle impugnazioni, dei termini di durata delle indagini preliminari. È necessaria poi una seria depenalizzazione. Ma questi interventi non bastano, se l’organizzazione del lavoro negli uffici giudiziari è carente».
Al congresso dei penalisti lei ha proposto di rendere collegiali le decisioni sulle misure di custodia cautelare, ma il presidente Dominioni teme che si emetta una prima sentenza di condanna.
«Mi è capitato assai di rado di trovare una carcerazione preventiva che abbia risposto veramente alle finalità previste dal codice per le misure cautelari. A volte mi è venuto il sospetto che il ricorso ai provvedimenti restrittivi fosse una sorta di anticipazione di quella pena che si sapeva non sarebbe mai arrivata. Trovo aberrante una pena prima del processo, ecco perché insisto sull’importanza di una maggior ponderazione sui presupposti applicativi. In questo senso, un collegio offre più garanzie».
Si parla anche di valutazione della produttività delle toghe: le sembra realizzabile?
«Oggi non esistono controlli effettivi, e per prassi si adottano formule di stile che attestano la produttività. È interesse dei magistrati bravi e capaci che i controlli siano reali».
L’errore del magistrato va sanzionato o no?
«Se è isolato, no, se è ripetuto è prova di inadeguatezza. Non si tratta di sanzionare, ma di difendere la collettività dal giudice che si dimostra reiteratamente non all’altezza».
Si deve intervenire sull’obbligatorietà dell’azione penale con criteri di priorità?
«I criteri sono necessari quando il sistema non riesce a perseguire tutti i reati. L’azione penale oggi è obbligatoria, ma nei fatti non sussiste. Le soluzioni da approfondire sono molte. Se si riducessero i reati, ad esempio, forse non ci sarebbero più pretesti per tralasciarne alcuni e perseguirne altri».
La riforma del Csm: si sdoppierà, se ci sarà la separazione delle carriere? E la sezione disciplinare da chi dovrà essere formata?
«Anche se non vanno dimenticati alcuni meriti, è innegabile che oggi il Csm sia carente sotto vari punti di vista. È importante chiarire poteri e competenze, per evitare equivoci, ed è fondamentale modificare l’attuale sistema elettorale per sganciare l’eletto dalla corrente. Penso a un sistema di designazione fatto dapprima con un sorteggio e poi con una nomina da parte del presidente della Repubblica o da alti magistrati».
Sull’immunità parlamentare, come la pensa?
«Oggi darei la precedenza alla crisi a cui assistiamo tutti i giorni nelle aule di giustizia: ci umilia come uomini e donne di legge e ha fatto perdere ai cittadini persino la legittima aspirazione ad avere giustizia in tempi ragionevoli».