Nuovi deferimenti in vista e la A rischia di non partire

Caccia ai due club di «seconda fascia» finora non toccati da Borrelli ma coinvolti dalle ultime indagini dei pm napoletani

Gian Piero Scevola

La caccia è cominciata. Tutti vogliono conoscere quali altri misteri si celino nelle carte dei magistrati napoletani Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci. Carte che i due pm stanno per consegnare a Francesco Saverio Borrelli, con tutte le conseguenze del caso: indagini, interrogatori, relazione motivata al Procuratore Palazzi con successivi ovvi deferimenti previsti nei confronti di due club di seconda fascia, già citati nelle intercettazioni del primo processo, per i quali i pm prevedono il reato di frode sportiva. Perché il caso delle intercettazioni telefoniche sul campionato 2004-05 è ben lontano dalla conclusione, anzi, le novità che potranno arrivare nei prossini giorni, e nelle settimane successive, sono tali da sconvolgere ulteriormente gli equilibri del nostro calcio e il rinvio del campionato di un mese potrebbe essere solo una goccia in un mare agitato nel quale la peggiore delle ipotesi è la sospensione del campionato per almeno un anno.
Situazione quasi impossibile da realizzare, visti i coinvolgimenti economico-finanziari che il mondo del calcio si porta appresso (anche tante situazioni debitorie e conti in rosso) ma i procedimenti giudiziari futuri che possono arrivare dall’inchiesta di Napoli, rischiano di avere serie ripercussioni sulle date del nostro calcio. Senza dimenticare le indagini che la Procura di Roma sta portando avanti sul filone Gea World, tramite il Nucleo provinciale della Guardia di Finanza (i pm Luca Palomara e Cristina Palaia sono attualmente in ferie) con gli interrogatori di giocatori, dirigenti e procuratori, tesi a portare allo scoperto la rete di intrecci illegittimi messa in atto dall’agenzia dei figli di papà nelle contrattazioni con club amici. Una ramificazione che, secondo le teorie di Borrelli e Palazzi, equivalgono a «sistema» o «cupola», ma che per Cesare Ruperto, presidente della Caf, si tratta solo di «una rete consolidata di rapporti di natura non regolamentare, diretta ad alterare i principi di terzietà, imparzialità e indipendenza del settore arbitrale». Insomma, se non è zuppa è pan bagnato, ma sempre di illecito sportivo trattasi.
Intanto si è registrata la parziale rettifica del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, che ha indirizzato un’interpellanza al ministro dello Sport Giovanna Melandri, affermando di aver «preso atto che, contrariamente alle informazioni che mi erano state fornite, il Commissario straordinario Figc Guido Rossi, non percepisce alcun emolumento in questa sua carica» e chiedendo «se si possa mai ritenere giusto che un così grande professionista venga privato di altissimi introiti professionali per svolgere un servizio a favore dello sport nazionale e per sapere quindi se non si ritenga opportuno attribuirgli un’indennità, calcolata sulla media delle parcelle percepite nell’ultimo biennio, compresa quella liquidatagli dalla Abn Ambro e da Unipol per il recente trasferimento di banche da azionisti italiani ad azionisti esteri i cui interessi egli tutelava».