Nuovi guai per Fabrizio Corona: la Cassazione riapre il «caso» Trezeguet

Vallettopoli, la Suprema corte annulla il proscioglimento deciso dal gip di Torino per il fotografo: «Gli imputati hanno agito con l'unico fine di trarre profitto da immagini carpite in violazione della privacy»

Sembrava un capitolo chiuso, è destinato invece a riaprirsi. «Non appare in alcun modo da escludere la possibilità che gli imputati abbiano agito non in ossequio alla loro normale attività professionale ma con l'unico fine di trarre profitto da immagini carpite in violazione della privacy». Con questa motivazione, infatti, la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di proscioglimento emessa dal gip di Torino nei confronti dell'agente dei fotografi Fabrizio Corona, del suo collaboratore Marco Bonato e del fotografo Fabrizio Pensa, accusati di estorsione aggravata e violazione della legge sulla privacy in relazione a un presunto «foto-ricatto» ai danni del calciatore David Trezeguet. La vicenda giudiziaria riguarda delle fotografie scattate da Pensa che ritraggono il calciatore sposato in compagnia di un'altra donna prima all'uscita da una discoteca e poi all'uscita da un albergo di notte. Dalle indagini è emerso che il giorno successivo agli scatti Corona aveva contattato Trezeguet pattuendo il versamento di 25mila euro per farli sparire, come poi è avvenuto. Nelle nove pagine di provvedimento i giudici della seconda sezione penale della Cassazione ricordano che il gip di Torino aveva prosciolto gli imputati ritenendo che «la notorietà del soggetto consentiva la pubblicazione del materiale fotografico, a prescindere dal consenso, e in presenza, ovviamente, di una esigenza di carattere pubblico a tale divulgazione». Tuttavia, secondo il collegio presieduto dal giudice Antonio Esposito in questo caso si è operato al di fuori della professione giornalistica. Innanzitutto perché l'autore degli scatti non è un giornalista. E poi lo dimostrerebbe anche il fatto «che le riprese fotografiche sono state immediatamente “offerte” al Trezeguet, tramite il Corona, che parimenti non svolge attività giornalistica in senso proprio, per ottenere un corrispettivo in denaro proprio in virtù della “mancata pubblicazione” e, cioè, del “definitivo ritiro dal mercato del materiale giornalistico in questione” e della “garanzia dell'assoluto silenzio da parte della donna ritratta con il calciatore per qualsiasi tipo di intervista”». Una «garanzia» che per i giudici «appare quantomeno inappropriato» definire una «mera clausola di stile». Inoltre, secondo la Cassazione non è «neppure condivisibile l'affermazione contenuta nella sentenza impugnata circa la obiettiva non lesività del materiale fotografico perché si tratterebbe di fotografie che ritraevano un affermato giocatore “mentre si trovava in un locale pubblico in compagnia di una donna in atteggiamento, in sé, irreprensibile”». Per la Cassazione, «già è opinabile affermare che le fotografie di un calciatore, in compagnia di una donna (che non è sua moglie), in un locale pubblico e in prossimità di un'abitazione in orario notturno, possano “soddisfare l'esigenza pubblica di informazione”», ma «in ogni caso, si omette di rilevare che i contenuti delle immagini, come riferisce lo stesso Corona, riguardavano anche atteggiamenti “affettuosi” e univocamente interpretabili avendo il calciatore accompagnato la ragazza in una abitazione dove si era fermato tutta la notte uscendone il giorno dopo verso le ore undici». Non è nemmeno da escludere, concludono i giudici della Suprema corte, «la possibilità di un “preordinato accordo” con la ragazza che si accompagnava al Trezeguet, al fine specifico di realizzare gli scatti fotografici da utilizzare poi per fini estorsivi». Questioni, insomma, che meritano il vaglio di un giudice dibattimentale. Di qui la decisione di accogliere il ricorso contro il proscioglimento proposto dal procuratore della repubblica del Tribunale di Torino.