Nuovi indignados? Sono i soliti noti

In Italia dietro la protesta anticrisi ci sono sindacati, popolo viola, centri sociali, no global e sinistra massimalista. In testa al movimento i leader di Fiom, Cobas e collettivi antagonisti. Domani a Roma un'altra manifestazione degli habitué dei cortei

Roma si prepara all’assalto degli indignati. Domani manifestazione di massa come in altre 70 capitali mondiali altrettanto arrabbiate. Risveglio tardivo, quello tricolore, visto che da Madrid a New York sono mesi che gli «indignados» occupano la Puerta del Sol o l’ingresso di Wall Street, mentre in Italia hanno fatto capolino solo in questi giorni. C’è voluto tempo per organizzare la protesta. Proprio così: organizzare. Quello che in tutto il mondo appare in larga misura come un moto popolare e spontaneo dei nuovi poveri, da noi ha alle spalle la poderosa macchina per la mobilitazione.
È un apparato ben noto: quello dei professionisti della contestazione di sinistra.

Gruppi organizzati che negli armadi tengono un armamentario di bandiere e casacche pronte all'uso. Una volta sventolano il vessillo arcobaleno pacifista, un’altra indossano la maglia del popolo viola o le t-shirt «No Dal Molin», un altro giorno srotolano gli striscioni «No Tav». Militanti no-global, disobbedienti, collettivi studenteschi, centri sociali, precari, comitati di base, occupanti di case: ecco il retroterra dei cosiddetti «Draghi ribelli».
La benzina che alimenta il motore della rivolta è gentilmente offerta dai sindacati rossi. Sui social network internettiani si rincorre la voce: non preoccupatevi di quanto costa il pullman per Roma, pagano Cgil e Fiom, al massimo chiederanno un piccolo contributo. I metalmeccanici parteciperanno in forze al corteo di domani «contro le politiche di austerità e per una democrazia reale», come è scritto nell’ordine del giorno approvato dall’assemblea nazionale Fiom-Cgil di Cervia il 23 settembre scorso.

I centri sociali, la rete antagonista e i brandelli della sinistra massimalista (da Rifondazione di Ferrero a Sel di Vendola fino ai Verdi di Bonelli) sono in fermento in tutta Italia. I pullman veneziani partiranno dal piazzale davanti al centro sociale Rivolta, quelli padovani davanti al Pedro. I siti internet globalproject.info, indymedia.org e controlacrisi.org sfornano controinformazione in tempo reale. Radio Sherwood ripropone a ciclo continuo appelli audio (e video su internet) per il 15 ottobre. I redivivi «No Dal Molin» per un giorno toglieranno il presidio davanti alla base americana vicentina per correre a Roma. I coordinamenti studenteschi di tutta Italia sono in strada da giorni.

Da Torino quelli del centro sociale Askatasuna fanno sapere che «verso il 15 ottobre Val Susa chiama Italia». Anche il «popolo viola» che organizzò il «No-B day» è mobilitato «per riappropriarci delle nostre vite e delle nostre decisioni». Per tutti la parola d’ordine è «costruire l’alternativa alla loro crisi». Domani a Roma sfileranno, per gran parte, sempre le solite facce che saltano dal G8 al Dal Molin, dal Palasharp alla Val Susa, dagli Ogm ai referendum sull’acqua, dalle scuole alle case occupateçÇ. Oggi è il turno della grande finanza speculatrice e affamatrice.

I professionisti dei cortei sfruttano la scia delle proteste mondiali per riguadagnare visibilità, contestare il governo. E fare incetta di sostenitori «vip», da Luca di Montezemolo a Sabina Guzzanti. Ci sono pure i politici che vorrebbero mettere il cappello sull’indignazione: Vendola, Di Pietro, Ferrero, De Magistris. Ma sono sgraditi. Del resto, i leader della nuove protesta anti-banche cavalcano da anni l’onda della contestazione. Giorgio Cremaschi, numero uno della Fiom, guida il movimento «Il debito non lo paghiamo». Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas, rilascia da giorni interviste per richiamare «una marea di popolo indignato e infuriato».

E ancora Bartolo Mancuso, del collettivo romano Action, un avvocato che vive in una casa occupata. Giuseppe De Marzo, fondatore di A Sud, arrestato anni fa in Ecuador per attività contro le multinazionali. Gianfranco Mascia, fondatore nel 1993 dei comitati Bo-Bi (boicotta il Biscione) oggi storiografo del movimento viola passato attraverso le proteste contro guerre e Ogm. Fausto Bertinotti, che sarà in piazza «con intensità e modestia». E con un pulloverino di cachemire.