Nuovi prodotti si affacciano sul mercato e schiacciano l’occhio ai lavoratori ancora incerti su dove indirizzare la propria liquidazione. Massima flessibilità Alleanza, un futuro sicuro e in serenità «Alleata previdenza» e «AlMeglio» sono i due pia

Le proposte ai dipendenti autonomi e ai liberi professionisti

A gennaio è entrata in vigore la riforma della previdenza complementare. La decisione, prevista dalla legge Finanziaria, comporta importanti novità, sia per i lavoratori sia per le aziende. Oltre all’equiparazione delle forme pensionistiche complementari (fondi chiusi, fondi aperti e piani individuali di previdenza attuati mediante contratti di assicurazione sulla vita), tra i punti salienti della riforma c’è infatti il finanziamento della propria posizione tramite il Tfr maturando, un regime fiscale più vantaggioso e la vigilanza su tutte le forme pensionistiche complementari affidata alla Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione).
Come accennato, i principali destinatari della riforma sono i lavoratori dipendenti del settore privato, quelli autonomi, i pensionati e i «non lavoratori», i soggetti fiscalmente a carico e le aziende. I lavoratori hanno ancora due mesi di tempo per decidere, entro il termine del 30 giugno, la destinazione del proprio Tfr maturando, che può essere conferito indipendentemente a fondi negoziali, a fondi aperti o a piani individuali di previdenza (Pip). L’alternativa è quella di mantenere il Tfr in azienda. In quest’ultimo caso, se questa ha più di 50 dipendenti, il Tfr maturando dovrà comunque essere versato dal datore di lavoro a un apposito fondo presso l’Inps (fondo tesoreria). Scaduto il termine del 30 giugno, in mancanza di una decisione è previsto il meccanismo del silenzio-assenso.
Queste le modalità: 1) il Tfr maturando sarà trasferito dal datore di lavoro in un fondo pensione collettivo previsto dagli accordi collettivi; 2) nel caso in cui l’azienda abbia aderito a più fondi pensione, il Tfr sarà trasferito al fondo individuato d’intesa con i sindacati; 3) nel caso in cui non vi sia un accordo con i sindacati, il Tfr sarà destinato al fondo cui l’azienda ha aderito con un numero maggiore di lavoratori. In mancanza di un accordo e di una forma pensionistica complementare collettiva, l’azienda trasferirà invece il Tfr a Fodinps.
Previsti tuttavia anche vantaggi per le aziende, che possono dedurre dall’imponibile fiscale un importo pari al 6% (fino a 49 dipendenti) o il 4% (oltre 49 dipendenti) del Tfr versato alla previdenza complementare.
In caso di Tfr apportato alle forme pensionistiche complementari o al fondo tesoreria, l’azienda beneficia inoltre di una riduzione del costo del lavoro pari allo 0,19% della retribuzione annua lorda nel 2008, che aumenta fino allo 0,28% nel 2014.
Per le aziende con meno di 50 dipendenti il datore di lavoro ha delle agevolazioni se versa il Tfr alle forme pensionistiche complementari, mentre per quelle oltre i 50 dipendenti è indifferente. Il Tfr non versato alle forme pensionistiche, infatti, non resta in azienda, ma confluirà al fondo tesoreria istituito presso l’Inps.