«Nuovi progetti: l’interesse batte l’urbanistica»

Sulla qualità della vita, nulla da dire. «A Milano si vive bene», ammette David Chipperfield, l’architetto londinese che firmerà la nuova Città delle culture e autore di prestigiose opere in tutto il mondo, dal Neues Museum a Berlino al Museo di storia naturale di Londra, al Tak Design Center a Kyoto. Ma storce il naso a sentir parlare di «Rinascimento milanese». «Milano e l’Italia sono un paradosso - sostiene -: si parla molto e bene di architettura, più che in altri Paesi, ma si realizza poco. È difficile passare dalla teoria alla pratica». Dei progetti che trasformeranno nei prossimi anni il capoluogo, come i grattacieli al posto della vecchia Fiera (e per cui aveva partecipato al concorso), dice che «si pensa più all’aspetto commerciale, invece di domandarsi cosa occorre alla città, come avviene invece a Barcellona che in questo momento è la città più viva dal punto di vista architetturale. Sono stati invitati grandi nomi, poi il progetto è stato scelto su basi puramente economiche invece che urbanistiche. Si poteva prediligere il verde pubblico». In Italia, afferma, «manca poi la relazione forte tra pubblico e privato che è vivissima in Spagna e fa sì che si producano grandi opere in tempi brevi».