Nuovi quartieri, una miniera d’oro per la città

Il sindaco: «Abbiamo fatto rinascere zone diventate un incubo per i residenti. Il segreto? L’intesa tra pubblico e privato»

Cifre e percentuali. Tempo di bilanci per l'amministrazione Albertini che, dopo 10 anni di lavoro a Palazzo Marino, ripercorre i cambiamenti che hanno modificato il volto di Milano dal punto di vista dell'urbanistica e dell'edilizia. Un'indagine, svolta dall'università Bocconi con un gruppo di lavoro guidato da Angela Airoldi e Lanfranco Senn, ha tirato le somme di investimenti e progetti conclusi o avviati. A fronte di 10 miliardi di euro messi sul piatto da pubblico e privato il giro d'affari generato è pari a 23 miliardi, con un valore aggiunto di 13 miliardi. A beneficiarne sono stati tutti i settori produttivi. Con un totale che raggiunge l'8,5 per cento del Pil dell'intera Lombardia. I ricercatori della Bocconi sono riusciti a quantificare i posti di lavoro creati dalle trasformazioni urbane: oltre 265mila impieghi in un decennio.
«La formula magica di questo successo - dice il sindaco, Gabriele Albertini - sono i programmi integrati di intervento. La collaborazione tra pubblico e privato ha consentito di realizzare opere straordinarie. Senza dimenticare i programmi di riqualificazione urbana per la trasformazione di vecchie aree». L'analisi parte proprio dalle zone industriali. «Fino a 10 anni fa queste aree dismesse erano un incubo per i cittadini, estesissime e abbandonate al degrado, senza alcuna speranza di rinascita, condannate dalle rigidità del vecchio piano regolatore». Si parla di 10 milioni di metri quadrati che sono già diventati o stanno per diventare qualcos'altro. Residenze, strutture universitarie, centri di aggregazione, spazi culturali, servizi. L'elenco si apre con Santa Giulia, la vecchia Fiera, Garibaldi Repubblica. E poi ancora Om, Fina, Maserati, Tibb.
Il sindaco si concentra sul problema della casa. «Abbiamo fatto molto - sottolinea -. Soprattutto per le famiglie che non riescono a sostenere il costo di un alloggio in una città come Milano, dove una richiesta abnorme fa lievitare i prezzi. Abbiamo reso edificabili 46 aree di proprietà comunale. Qui nei prossimi 10 anni potranno sorgere 20mila nuovi alloggi popolari, con una procedura simile a quella dei concorsi “Abitare a Milano”. Gare internazionali mirate a ridisegnare interi quartieri. Le nuove periferie non saranno più dormitorio, ma luoghi da vivere». Il primo cittadino ricorda anche le residenze universitarie, «con 964 posti letto tra piazza Ferrara, via Ripamonti, via Ovada e via Baldinucci».
Regista delle operazioni e protagonista del bilancio di fine legislatura è Gianni Verga, assessore allo Sviluppo del territorio di Palazzo Marino. «Le due giunte Albertini hanno fatto molto dal punto di vista dell'urbanistica - spiega -. Quanto realizzato in questi nove anni a Milano non era mai stato fatto prima, nemmeno durante le stagioni del dopoguerra e del boom economico. Parliamo di 23 miliardi di euro, praticamente una finanziaria di quelle toste». Poi una frecciata ai candidati sindaci: «Invece di parlare di discontinuità con il presente dovrebbero leggere le cifre. E allora si preoccuperebbero di cercare di realizzare altrettanto».
Verga tratteggia le linee del futuro piano di governo del territorio (il vecchio piano regolatore). «Non abbiamo voluto mettere troppi vincoli alla prossima amministrazione - dice -. Il nostro documento è una presa d'atto dell'esistente. Sicuramente al primo posto troviamo il verde. Continuerà a essere obbligatorio il rispetto delle percentuali: nei nuovi progetti, due terzi degli spazi dovranno essere dedicati al verde. Abbiamo introdotto anche le quote millesimali tra pubblico e privato, eliminando la conflittualità. I concorsi internazionali sono una garanzia, in questo senso. Finalmente i grandi architetti tornano a disegnare Milano».