Nuovi rischi per i caschi blu La Siria non li vuole al confine

Antonio Signorini

da Roma

La Siria non vuole l’invio di caschi blu lungo il confine con il Libano. Damasco respinge uno dei punti chiave della missione di interposizione (le armi che gli Hezbollah usano contro Israele transitano per la Siria), avverte che considererà la sua attuazione un «atto ostile» e minaccia una escalation della tensione nei rapporti con Beirut, che potrebbe iniziare con la chiusura delle frontiere. Le complicazioni sono piombate sui già travagliati preparativi della missione Onu per mezzo di un’intervista televisiva al presidente siriano Bashar al-Assad, preceduta da un colloquio del ministro degli Esteri Walid Al-Moallem con la presidenza di turno dell’Unione europea. L’invio di soldati della forza internazionale al confine tra Siria e Libano, è l’avvertimento di Assad, «rappresenta una violazione alla sovranità libanese, una posizione ostile». Il messaggio del presidente siriano è destinato in primo luogo al governo di Beirut, che ha già dispiegato 2.000 soldati lungo il confine con la Siria e che ora cerca sostegno nella forza Unifil. «Capisco le dichiarazioni del presidente siriano e rispetto il suo parere, ma il Libano - ha replicato il premier Fouad Siniora - agisce con tutti i mezzi a sua disposizione per preservare la sua sovranità e i suoi interessi».
Ma lo scenario diventa più complesso un po’ per tutti i Paesi che si impegneranno per l’attuazione della risoluzione Onu 1701 che ha permesso la cessazione delle ostilità dopo un mese di conflitto nel Libano meridionale tra Israele e la milizia sciita Hezbollah. I compiti dei soldati Unifil, ha ricordato il ministro degli Esteri francese Philippe Douste-Blazy, dovranno essere due: permettere all’esercito libanese di dispiegarsi nel sud e garantire «l’embargo sul trasporto delle armi attraverso tutti i confini. Ripeto, attraverso tutti i confini». L’Onu si dovrà quindi interessare non solo dei 79 chilometri della frontiera con Israele, ma anche del più problematico confine con il Libano. Ben 375 chilometri, costellati da varchi irregolari che i soldati di Beirut stanno cercando di chiudere.
I giochi si complicano anche per l’Italia, principale candidato alla guida della forza internazionale i cui soldati sono già stati prenotati per il presidio del confine tra Libano e Siria. Nella telefonata di domenica scorsa tra il premier israeliano e il presidente del Consiglio Romano Prodi, Ehud Olmert aveva espressamente chiesto all’Italia di guidare la forza multinazionale e di inviare «forze di supervisione nei valichi di confine tra Siria e Libano». Ad alleggerire la prospettiva ieri ci ha pensato il premier libanese Siniora quando in un’intervista al Tg2 ha spiegato che il controlllo dei confini resterà un compito dei soldati libanesi. Ai Caschi blu spetterà quello di «assisterli». Comunque una grana in più, che si aggiunge a quella della consistenza della forza Unifil. Ieri la riunione tecnica dei diplomatici europei a Bruxelles in vista dell’incontro dei ministri degli Esteri Ue con il segretario generale dell’Onu Kofi Annan ha definito la consistenza del contingente italiano: 3.000 soldati. Abbozzato anche l’impegno del contributo europeo nel complesso. Alcuni Paesi come Spagna, Belgio e Finlandia hanno espresso disponibilità, mentre altri come la Gran Bretagna, già fortemente impegnata sul fronte iracheno, l’hanno esclusa, dando la disponibilità per l’invio di aerei da combattimento. Con la Francia continuano le trattative, ma il permier Dominique de Villepin ha garantito che Parigi invierà più truppe una volta che «si saranno adempite le condizioni».
L’unico tentativo di mediazione con Assad per il momento è quello di Kofi Annan, la cui annunciata missione in Medi Oriente toccherà anche la Siria. I tempi sono stretti. Il premier libanese Siniora ha detto di attendere i primi soldati italiani tra dieci giorni. E la Siria ha già spiegato quale sarà la sua prima mossa quando vedrà al confine i Caschi blu. «Chiuderemo le frontiere con il Libano», ha avvertito il ministro degli Esteri di Damasco.